Dieci anni fa, nel 1995, il centro storico di Napoli è stato iscritto dall'Unesco nella «Lista del patrimonio dell'umanità». Ora è in preparazione la proposta di inserire nel Patrimonio dell'umanità la Mostra d'Oltremare, capolavoro dell'urbanistica e dell'architettura contemporanee. Il 5 dicembre 1995, a Berlino, la «Conferenza generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura» (Unesco) ha iscritto il centro storico di Napoli nella «Lista del patrimonio dell'umanità». La World Heritage List, istituita dall'Unesco nel 1972, è un atto che vuole «sancire l'inalienabilità della cultura e della natura come elementi fondamentali per lo sviluppo della società di tutto il pianeta, e per il mantenimento della pace e della solidarietà...». Per l'Unesco iscrivere nella «Lista del patrimonio dell'umanità» tutto il centro storico di Napoli fu un fatto insolito, innovativo. Prima del 1995 erano iscritti nella «Lista» solo sei siti in Italia (più la Città del Vaticano). Erano patrimonio dell'umanità luoghi importanti perché appartenevano a un solo specifico periodo storico, per esempio la Val Camonica per la preistoria, Firenze per il Rinascimento; oppure vi erano inseriti singoli episodi di eccezionale valore ma isolati dal loro territorio, quali il «Cenacolo» di Leonardo a Milano, o il Campo dei Miracoli a Pisa. Napoli, invece, veniva considerata importante, non per alcuni periodi della sua storia, ma per tutta la sua storia. E si riconosceva che Napoli, superba e viva, conservava nel presente tutti i segni del suo passato. L'essere un centro pieno di vita era ben sottolineato nella motivazione («...la vivace animazione delle sue strade»). Il complesso e lungo lavoro per preparare la domanda di iscrizione di Napoli nella «Lista del patrimonio dell'umanità» fu curata dalla Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici, il lavoro durò un anno, tutto il 1994, il coordinamento fu affidato ad Ugo Carughi; due casse di documenti furono inviate all'Unesco, due metri cubi di carte. Si legge nella relazione di accompagnamento: «All'interno del tessuto edilizio, pur attraverso le successive stratificazioni architettoniche, è possibile rilevare assonanze stilistiche, analogie di spazi e di architetture che si richiamano da angoli talvolta nascosti, dai cortili chiusi, dall'ombra profonda di preziosi interni dove la storia sembra essersi fermata, rincorrendosi attraverso gli stretti vicoli o le più ampie strade ottocentesche, come le rime di un sonetto antico, ma non ancora concluso». La burocrazia degli organismi internazionali è notoriamente lenta e puntigliosa. L'istruttoria presso gli uffici dell'Unesco fu altrettanto lunga quanto la preparazione della documentazione, durò un anno, tutto il 1995. Oggi, in piazza del Gesù, una lapide in tre lingue ricorda il 1995, l'anno del definitivo inserimento di Napoli nella Lista del patrimonio dell'umanità. Il centro storico di Napoli che ora è «patrimonio dell'umanità» comprende la città antica greca e romana, i Quartieri Spagnoli di don Pedro da Toledo, viceré di Napoli dal 1532 al 1553, la Sanità, la Riviera di Chiaia, Posillipo e le realizzazioni ottocentesche del Rione Amedeo, di Mergellina, del Risanamento. L'iscrizione nella «Lista» da parte dell'Unesco è un prestigioso marchio doc. Forse non è stato abbastanza sfruttato sul mercato dell'immagine e del turismo, ma non importa, Napoli è città orgogliosa, molto orgogliosa. La «Lista Unesco» venne dopo gli anni degli entusiasmi per gli scudetti di Maradona (fine anni '80) e subito dopo il 1994, l'anno del G7 e della riunione dell'Onu in Palazzo Reale. Al culmine di quello che si considerava il rinascimento napoletano. Ora in Italia sono 38 i siti iscritti nella «Lista del patrimonio dell'umanità». In Campania, oltre a Napoli, vi sono Caserta con San Leucio ed i ponti vanvitelliani nella Valle di Maddaloni, la Costiera Amalfitana, il Cilento con la Certosa di Padula, Pompei, Ercolano e Torre Annunziata per le aree archeologiche. Recentemente l'Unesco ha aperto un nuovo settore riservato al patrimonio dell'architettura contemporanea. A Napoli si sta preparando la documentazione per iscrivere nel «pPatrimonio dell'umanità» la Mostra d'Oltremare, un capolavoro dell'urbanistica e dell'archtettura del '900. Inaugurata il 9 maggio 1940 come Triennale delle Terre Italiane d'Oltremare, è uno dei pochi progetti di largo respiro progettati e rapidamente realizzati a Napoli. Raccoglie splendide opere dei migliori architetti dell'epoca, Carlo Cocchia, Giulio De Luca, Luigi Piccinato, Stefania Filo Speziale, Bruno La Padula.