iflettori accesi sui reperti archeologici. Dopo l'annuncio di una spedizione che il prossimo 29 settembre si immergerà nelle acque al largo di Marzamemi alla ricerca di reperti e tesori che da secoli giacciono sui fondali marini. L'archeologia ed i beni ancora inesplorati sembrano avere trovato nuovo interesse. A fine mese infatti Legambiente, in occasione dell'apertura della sua sede sul territorio, potrebbe esporre delle gigantografie di reperti donati dall'Archeoclub al comune di Pachino e fin'ora rimaste inutilizzate. Ma ad interessare sono anche i resti di antiche civiltà rimasti ancora inesplorati. Mentre la soprintendenza del mare di Palermo sembra interessata ad individuare quello che rimane di una nave bizantina che giace a largo di Marzamemi e che trasportava presumibilmente marmi e materiali per la costruzione di una basilica, a puntare l'attenzione su un'altra nave, presumibilmente di origine greca, è Aldo Russo, già esperto a titolo gratuito nelle passate amministrazioni per i beni culturali. Russo ha infatti segnalato la presenza di diversi reperti, purtroppo da anni dimenticati, presenti a pochi metri dalla battigia a Porto Ulisse, a confine tra le province di Siracusa e Ragusa. Qui giacciono i resti di una nave di cui, al tempo della scoperta, era ancora visibile la murata, mentre sul fondale, semi-incastonate nei fondali, c'erano ancora delle anfore. «Si tratta di reperti, -ha dichiarato Russo- che furono posti all'attenzione dalla soprintendenza del mare. Allora, circa una decina di anni fa, furono realizzate anche diverse immersioni con la soprintendenza e il reparto beni archeologici della Guardia di Finanza. In quell'occasione, -ha continuato Russo- furono riportate alla luce anche alcune parti di anfore, tutte repertate e considerate di grande interesse storico. Poi, però, iniziò il valzer delle competenze. Essendo il luogo di ritrovamento a confine tra le province di Siracusa e Ragusa, i reperti venivano rivendicati da entrambi, e quasi per una sorta di par condicio furono lasciati in mare». Non si sa nulla poi dei resti della nave bizantina ritrovata in una insenatura dei pantani di Longarini. Il reperto, unico nel suo genere, era quasi totalmente integro e tale da consentire persino lo studio delle tecniche costruttive bizantine. La nave fu smontata pezzo per pezzo, trasferita a Ragusa ed immersa in un particolare liquido per la sua desalinizzazione e per migliorarne lo stato di conservazione. L'obiettivo era il restauro e la sua esposizione. Ad oggi però, nulla è dato sapere su che fine abbia fatto questo importantissimo ritrovamento. Secondo gli appassionati di storia locale, comunque, il territorio di Pachino è un vero e proprio vulcano di reperti risalenti a diverse epoche storiche. Molti degli oggetti ritrovati tuttavia giacciono nei magazzini del museo Paolo Orsi di Siracusa, scarsamente valorizzati e caduti nell'oblio. Sorte migliore hanno avuto invece circa 300 monete d'argento ritrovate sul territorio locale e che fanno parte della collezione Morgantina esposta di recente e considerata di grande interesse storico ed archeologico. Rimane poi nel dimenticatoio e nella trascuratezza assoluta la zona archeologica di contrada Cugni ed in completo abbandono la grotta di Calafarina che costituisce testimonianza di insediamenti preistorici. Salvatore Marziano 23092012