Vedete come siamo ridotti? Non ci si rallegra più per qualche buona notizia o una sorprendente iniziativa. Oggi, al massimo, si tira un sospiro di sollievo per un pericolo scampato. Questa sembra essere la condizione della paventata vendita della Casina Valadier. La Commissione patrimonio ha deciso di salvare la palazzina progettata insieme al Pincio nei primi decenni di due secoli fa, stralciandola (mamma mia, che brutto verbo) dall'elenco di edifici destinati a rimpinguare le esangui casse comunali. Decisione sensata, presa al termine di una discussione grottesca. Ma come si fa solo a pensare di vendere pezzi della storia di questa città? C'è una foto scattata alla Casina Valadier nell'estate del 1958: Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini, Giulietta Masina intorno a un tavolo della Casina. Fa effetto pensare che un privato potesse metterla sopra al caminetto per farla vedere agli amici. Certo, le gestioni che si sono succedute negli anni hanno avuto tanti problemi. Ma siamo sicuri che al di là delle singole situazioni non abbia influito anche la mancanza di una progettualità complessiva, di un'idea dei nostri luoghi storici? Villa Borghese è un grande regalo alla città di cui siamo davvero ingrati. Piazza di Siena è ostaggio ogni anno di un assurdo concorso che la sequestra, inondando i viali di auto e camion; quel gioiello del Museo Bilotti ha dovuto chiudere la porta di accesso più sensata, per mancanza di personale. E via così, amareggiandosi. La decisione della Commissione patrimonio è la benvenuta, quindi, anche se restano molte incognite sulle risorse che non sono state «stralciate»: la biblioteca di via del Sudario, gli immobili sull'Appia Antica, l'ex Mira Lanza. Verrebbe voglia di cambiare nome anche alla Commissione: chiamiamola «Matrimonio». Sì, l'etimologia non è poi così distante, ma con questo nuovo nome sarebbe legittimata ad occuparsi dell'amore che una comunità e i suoi rappresentanti dovrebbero avere per la città dove hanno la fortuna di vivere. Una Commissione «Matrimonio» avrebbe ragione a chiedere lumi, per esempio, sul trasloco delle delicate opere d'arte dei Capitolini, dal Palazzo Nuovo a quello dei Conservatori. Su queste colonne l'abbiamo definito «insensato». Il sovrintendente comunale Broccoli se l'è presa: sostiene che lo fanno tutti, che quel che conta è il percorso che la mostra propone, ricorda che il saldo di quelle esposizioni è attivo. L'assessore Gasperini invece sottolinea con puntiglio che quel trasloco costa solo 22.000 euro (più Iva) e quei soldi non li paga il Comune, ma gli organizzatori, quindi che problema c'è? Vuol dire che il Comune non partecipa in nessun modo alla mostra «L'Età dell'Equilibrio»? Oppure significa che se io organizzatore voglio spostare la statua di Marc'Aurelio (quella vera) perché m'impiccia, non c'è problema, basta che pago? E se il trasloco costa 22.000 euro, imballaggi e assicurazioni quanto costano? E infine, certo che un Museo sposta le proprie opere, ma non in una sala a cinquanta metri. Ha ragione soprintendente, è il «percorso» che conta, pensi che bel percorso si poteva organizzare con qualche cartello e delle belle didascalie. Lasciando in pace i Centauri.