Primo accordo con gli animalisti, avviato lo svuotamento del laghetto dei cigni In affido i 500 pesciolini rossi della vasca dei loti. Urso: «Chi li vuole ci contatti» Carpe diem. Cogli l'attimo. Non è la soluzione per il Parco di Miramare, ma potrebbe almeno mettere al sicuro le carpe. L'Enpa, seppellite le incomprensioni del passato, è riuscita a stringere un accordo (per ora solo sulla parola) con la Soprintendenza ai Beni culturali per mettere in salvo gli animali sopravvissuti al collasso estivo del parco del Castello di Miramare. L'intesa arriva alla vigilia dello svuotamento del laghetto dei cigni da parte dell'Italspurghi. L'operazione, iniziata l'altro ieri, durerà tre o quattro giorni. Subito dopo toccherà al "laghetto dei loti" dove sguazza un esercito di pesciolini rossi (molti saranno dati in affido) assieme a carpe, tinche e tartarughe. «La Soprintendenza ha finalmente accolto la nostra disponibilità. Nei prossimi giorni, con l'aiuto dei nostri volontari e di quelli dell'Oipa, tireremo fuori dall'acqua tutti gli animali e li metteremo in salvo nelle nostre vasche» spiega Gianfranco Urso, presidente della sezione locale dell'Enpa. I pesci rimasti nel laghetto dei cigni non sono tanti. «Ci sono sicuramente una quindicina di carpe di grossa taglia. Pesci da 400 grammi l'uno. Taglia branzino per capirsi» dice Urso. A fine manutenzione dovrebbero ritornare nel laghetto. Sui tempi è difficile pronunciarsi ora, visto che nessuno conosce il reale stato del fondo e delle sponde dello specchio d'acqua. Il laghetto dei cigni ha avuto l'onore della cronaca nel giugno scorso quando si registrò un'ecatombe di pesci segnalata da una veterinaria in visita al parco di Miramare. «Come è possibile lasciar morire quelle povere bestie in modo così atroce?» denunciò Alice Victoria Marras con tanto di foto. Carpe soffocate dal fango. Uno spettacolo insostenibile per chiunque, ma non per il soprintendente Luca Caburlotto: «Noi al parco di Miramare non mettiamo pesci nei corsi d'acqua; quei pesci vi vengono buttati dai visitatori, dai cittadini di Trieste, anche se il regolamento lo vieta severamente». Carpe abusive, insomma. E tinche clandestine. E poco importa se a gettarle nel laghetto sono stati, in tempi non sospetti, gli stessi Asburgo. «Non voglio fare polemiche, ma le carpe di Miramare vengono da lontano» spiega Urso. Nelle loro vene scorre sangue asburgico. Sono carpe imperiali. Austroungariche. «Presenti da quando è stato costruito il laghetto. Nipoti e pronipoti di quelle messe dagli Asburgo - spiega il presidente dell'Enpa -. Non è dato certo, ma sembra addirittura che arrivino dal Trianon di Versailles». Oltre al salvataggio delle "nobili" carpe, c'è l'operazione pesciolini rossi del "laghetto di loti". Il problema qui è il sovrapopolamento di carassi, tanto che l'Enpa lancia un appello: «I pesci rossi di Miramare sono a disposizione di chi li vuole. Basta passare a prenderli da noi» aggiunge il presidente. Ovviamente non saranno dati al primo che passa come avviene nelle fiere. Gli interessati dovranno dimostrare di avere i requisiti minimi, ovvero un luogo idoneo dove metterli. «Serve un laghetto o stagno in giardino (a Trieste sembra non manchino, ndr) o un acquario domestico di certe dimensioni» dice Urso. Gli interessati possono rivolgersi fin d'ora all'Enpa di Trieste (via Marchesetti 104, telefono 040.910600, e-mail info enpa-trieste.it.). Ci sono 500 pesci rossi da sistemare oltre a qualche tartaruga. "Adotta un pesce rosso di Miramare" potrebbe diventare lo slogan della nuova campagna dell'Enpa. Ma non è tutto. Questo dovrebbe essere solo l'inizio di un rapporto di collaborazione tra associazioni animaliste e Soprintendenza. «Questa operazione viene fatta per ripristinare il laghetto, ma l'obiettivo è trovare un accordo per poter sorvegliare e curare tutti gli animali del Parco di Miramare» chiarisce Urso. Dai cigni alle anatre, dalle carpe alle tartarughe. Colibrì a parte ovviamente. E, tanto per capirsi, sarà un servizio che a Miramare non costerà un euro. «Il nostro è volontariato puro. Tutto rigorosamente gratuito» assicura Urso. Un motivo in più, di questi tempi, per mettere una firma su un accordo di questo tipo.