Fuori ufficio anche 118 ore. L'accusa a una degli indagati è di aver "bigiato" ben oltre l'orario di lavoro. Lei si difende: nelle borse c'erano documenti che portavo da una sede all'altra TRIESTE, In una settantina di giorni, domeniche e festivi compresi, ha "bigiato" per 118 ore sebbene in base al cartellino risultasse regolarmente in ufficio: lo ha fatto per l'esattezza come documentato dalla Finanzadal 9 dicembre 2010 al 22 febbraio 2011. Elvi Bossi è accusata, assieme a una quarantina tra colleghi e funzionari delle Soprintendenze che hanno sede a Palazzo Economo, di truffa aggravata e di aver indotto falsamente in errore gli uffici incaricati di pagarle lo stipendio. I primi nomi già emersi ieri nell'inchiesta del pm Massimo De Bortoli sull'assenteismo, condotta con i controlli dei finanzieri piazzati per cento giorni davanti al palazzo di piazza della Libertà, sono quelli degli architetti dirigenti Alvaro Colonna e Marino Sain e della storica dell'arte Maria Chiara Cadore. Elvi Bossi, 63 anni, avrebbe dovuto essere la segretaria del soprintendente, almeno così ieri ha affermato: secondo i finanzieri di fatto però era una sorta di "fantasma". Le sono stati notificati gli atti del pm: i militari l'hanno raggiunta nella sua abitazione a Muggia. E lì l'abbiamo contattata al telefono. Per porle la domanda d'obbligo sul motivo di quelle 118 ore di assenza che l'hanno portata a essere tra gli indagati. «E' tutto un grande equivoco risponde . Sì, sono uscita spesso dal palazzo, ma per portare la posta nell'altra sede di viale Miramare». Eppure Elvi Bossi risulta essere una delle persone fotografate dalla Finanza con le sporte della spesa mentre rientra a palazzo Economo, sempre in orario di lavoro. «Nelle sporte non c'era la spesa, ma solo carte e documenti», la giustificazione. «Sto male. Dopo quello che è successo non so a chi chiedere aiuto. Non ho fatto nulla. Non capisco...», ha commentato ieri la signora. In effetti non sarà semplice per lei dare una spiegazione convincente in merito agli orari di entrata e uscita da Palazzo Economo appuntati minuziosamente dai finanzieri. Il 15 dicembre del 2010, per esempio, Elvi Bossi è uscita alle 9.54 per rientrare in sede alle 14.21. Totale di assenza: 4 ore e 27 minuti. Il 28 dicembre è risultata essere stata fuori per 4 ore e 32 minuti; il giorno dopo ancora per 4 ore e 21 minuti. Ma il record lo ha raggiunto, dopo innumerevoli tentativi, il giorno 17 febbraio 2011. È stata assente paradossalmente ben oltre il proprio orario di lavoro. Sulla tabella risulta che ha timbrato alle 9.16 e poi è uscita dall'ufficio alle 18.28. Stakanovista. Totale 9 ore e 12 minuti. Sempre ieri sono emersi anche i nomi di altri tre dipendenti finiti nell'indagine della Procura. Si tratta di Alessandro Bruni, 53 anni, assistente amministrativo; Francesco Tuppo, 61 anni, pure assistente amministrativo e della restauratrice Luisa Zubelli, 63 anni. Anche loro indagati per truffa aggravata e induzione al falso. Tuppo è senza dubbio ben lontano dalle performance della collega Bossi. Secondo gli accertamenti della Tributaria, ha totalizzato quasi 41 ore di libera uscita nel periodo tra il 9 dicembre 2010 e il 28 febbraio 2011. Gli investigatori che si erano piazzati con tanto di macchina fotografica con il teleobiettivo davanti alla Soprintendenza hanno contato cinquanta "pause": praticamente quasi tutti i giorni. Break di lunghezza variabile, goduti a metà mattinata per una mezz'oretta che talvolta si protraeva fino a un massimo di due ore. Alessandro Bruni, anche lui assistente amministrativo, ha superato nel medesimo periodo la soglia di 62 ore di assenze. Certe volte durate anche 4 ore e mezzo. Infine, la restauratrice Luisa Zubelli. Assente per un totale di 46 ore, "spalmate" su 72 uscite dal palazzo della Soprintendenza in piazza Libertà.
Friuli Venezia Giulia, Soprintendenza. Statali assenteisti no stop
Elvi Bossi, 63 anni, è stata accusata di truffa aggravata e di aver indotto falsamente in errore gli uffici incaricati di pagarle lo stipendio. Secondo l'inchiesta del pm Massimo De Bortoli, Bossi avrebbe dovuto essere la segretaria del soprintendente, ma in realtà era una sorta di "fantasma" che usciva spesso dal palazzo per portare la posta in altre sedi. Bossi ha affermato che usciva spesso per portare la posta, ma non ha fornito una spiegazione convincente per le sue assenze.
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