Realizzato in due mesi dal team di esperti e volontari guidati dal prof. Michael Kolb di Chicago «Capeduncola» rinvenuta sul Monte Polizo Salemi. Il recupero e la valorizzazione delle tracce lasciate da antiche civiltà per preservare l'identità culturale di un territorio. È la riflessione che ha ispirato l'allestimento del nuovo museo archeologico permanente di Salemi, inaugurato da pochi giorni nel complesso dell'ex Collegio dei Gesuiti. Realizzato in due mesi dal team di esperti e volontari guidati dal professor Michael Kolb della "Northern Illinois University" di Chicago, il museo ha riportato alla luce "tesori" per anni relegati in deposito e sconosciuti ai più. Dalla rarissima capeduncola (una coppa sacra con ansa antropomorfa rinvenuta nell'insediamento elimo del VI-V sec. a.c. di Monte Polizo e probabilmente utilizzata per le abluzioni nei riti religiosi), unico esemplare integro rinvenuto in Sicilia, all'emblema del museo rappresentato dall'orecchino in oro a protome leonina, di fattura tarantina, scoperto nei pressi del Castello. «Un gioiello - ha specificato la dottoressa Mariella Spagnolo, volontaria del gruppo Xaipe, l'associazione locale che annovera esperti, ma è anche vivaio di giovani e aspiranti archeologi - che certifica le origini elleniche di Salemi, a partire dall'antica città elima di Halicyae, soggetta agli influssi della Magna Grecia». Finanziato dall'Apq "Giovani protagonisti di sé e del territorio", Arcidonna e l'associazione Cici, l'allestimento del museo ha richiesto l'impegno degli esperti e della Soprintendenza ai Beni culturali per la preparazione delle sale, la selezione dei reperti da esporre e il restauro delle teche. Fra i pezzi in visione molti sono stati rinvenuti dal '94 a oggi dagli studiosi dell'Università di Oslo, guidati dall'archeologo Chistopher Prescott, della "Stanford University" diretti dal docente di Storia Ian Morris e dai museografi dell'Università di Göteborg in Svezia. Nelle cinque sale al piano terra del palazzo dei musei si possono così ammirare, in un ideale itinerario che ripercorre la genesi di Salemi dalla preistoria al Medioevo, la collana in pietre dure e i pythoi (giare usate per la conservazione di alimenti) rinvenuti nella tomba dell'età del rame di contrada Pitrazzi, i reperti del villaggio e delle due necropoli di Mokarta (XIII-X sec. a.C) con i caratteristici vasi a tulipano già esposti in una mostra temporanea del 2005. E ancora i pezzi inediti dell'abitato di monte Polizo e del centro storico come statuette fittili, ex voto, frammenti di statue, vasi e anfore del periodo ellenistico ma anche ceramiche in vetriata di epoca romana (XI-XIII sec. d.C.) scoperte in Largo Cosenza fino ai recenti rinvenimenti di via Cappasanta e del nuovo sito di origine araba adiacente il castello. L'ultima sala è dedicata alle immagini della Basilica paleocristiana di San Miceli, rinvenuta nel 1893 e sottoposta negli anni a diversi lavori di restauro per renderla fruibile. Letizia Loiacono 22092012