CI SI GIOCA TOCATÌ. Dibattito a Verona da oggi al festival del gioco di strada La sfida urbanistica è la partita più difficile, ma guai a gettare la spugna IL FUTURO Il tracciato per il gioco della campana sul selciato di una piazza: il Tocatì riporta a Verona i giochi di strada È in gioco il futuro: partita difficile, che un'occasione divertente come il Tocatì di Verona - città liberata dalle auto, per un fine settimana all'antica, con i bambini di nuovo a giocare in strada - prova a disputare anche con i grandi. Sta al gioco uno studioso come Salvatore Settis, che verrà a parlare domani, a rilanciare l'idea del suo libro-manifesto «per l'ambiente contro il degrado civile»: tornare alle regole, e la regola dettata dalla Costituzione è che «la Repubblica difende il paesaggio». Evitare il gioco sporco della bolla edilizia che ha devastato l'Italia, cementificando il Bel Paese. «La mia analisi - anticipa Settis - partirà dal racconto di che cosa significhi, per adulti e bambini, giocarsi la città. Le nostre città di solo cinquant'anni fa non esistono più, soppiantate dal modello imposto con la speculazione edilizia. È un contrasto tra quella che era la vita dei cittadini, in quegli spazi urbani che erano funzionali al vivere sociale, a partire dal gioco dei ragazzi, appunto: il cortile della scuola, il campetto della parrocchia, le piazze. Facciamo il confronto con le città attuali, pensate solo in funzione dell'economia (fino a diventare antieconomiche!)» L'ITALIA aveva inventato la città ideale nel Medio Evo e nel Rinascimento; il posto in cui tutte le funzioni si concentravano lavoro, abitazione, commercio, cultura in osmosi con la campagna. Il degrado inizia subito dopo la seconda guerra mondiale. «In quel momento - prosegue Settis - l'improvviso benessere (con tutti gli aspetti positivi di questo, certo), con il boom economico italiano, portò a scelte urbanistiche che non si accompagnarono a una crescita anche culturale. Si penalizzò il trasporto pubblico (dovevano lavorare le industrie di auto) così come si trascurò la crescita civile: la scuola allora ha fallito. In sostanza cominciammo ad avere più soldi e meno gusto, e sempre più automobili e asfalto. Così, dopo aver insegnato al mondo per duemila anni che cosa sia la più grande eccellenza architettonica possibile, oggi abbiamo un'architettura di pessima qualità e invasiva». Più ricchezza e meno cultura: un tragico binomio più volte additato come causa di degrado sociale. Qui a Verona lo denunciò lo psichiatra Vittorino Andreoli ai tempi del delitto Maso. Il parricidio, il figlio che uccide i genitori per l'eredità. Ma non si uccide la patria stessa, quando si lascia in rovina la vecchia corte rurale per costruire a fianco l'ennesima schiera di villette? Il poeta Zanzotto l'aveva sintetizzato con un verso fulminante: «Dai campi di sterminio allo sterminio dei campi». Contro lo spreco continuo di terreno agricolo, il governo ha appena annunciato una legge. «Un'iniziativa del ministro per le Politiche agricole Catania - spiega Settis - È una legge ottima, tra le migliori che abbia visto. L'unico problema è che anche se il governo sostiene di volerla mandare avanti, la precedenza sarà data ad altri decreti e così entro questa legislatura non sarà approvata e non se ne farà nulla. È curioso come le leggi sulla cementificazione vadano sempre in fretta, quelle contro si arenino. I tanti capannoni vuoti sono la testimonianza di quanto si sia costruito non per necessità, ma per i benefici fiscali che ne derivavano. L'incremento demografico è dell'1, l'aumento della cementificazione del 37,5». Lo stesso giorno in cui Mario Monti annunciava provvedimenti per tutelare la campagna superstite, a Verona, per dire, veniva accantonato il progetto di un grande parco urbano sull'ultima area agricola rimasta, la Spianà. «La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile» è il sottotitolo del saggio Paesaggio costituzione cemento, dove Settis spiega come la qualità del paesaggio non sia un lusso ma una necessità, ovvero «il miglior investimento sul nostro futuro», perché «i danni al paesaggio ci colpiscono tutti come individui e come collettività, uccidono la memoria storica, feriscono la nostra salute fisica e mentale, offendono i diritti delle generazioni future. Occuparsi del futuro, per non giocarcelo malamente, significa pensare ai diritti di chi nascerà domani: nostra è la responsabilità di ciò che consegnamo loro» e ribadisce che «l'ambiente è devastato impunemente ogni giorno e il pubblico interesse calpestato per il profitto di pochi». In questo labirinto, in cui le leggi che dovrebbero proteggerci sono paralizzate dal gioco sporco tra i poteri pubblici e i conflitti di competenza tra Stato e Regioni, l'apatia dei cittadini è la migliore alleata dei predatori. Cita un altro caso veronese, Settis: «La vicenda di Palazzo Forti, lasciato in eredità al Comune perché fosse Galleria d'arte moderna, e che il Comune invece voleva vendere, violando il vincolo che aveva legato quella donazione a una precisa destinazione pubblica nel nome della cultura». Poi il Comune ha ceduto il Palazzo a una fondazione bancaria, che ne rispetterà la destinazione come museo pubblico. Ma la Galleria d'arte moderna non è più riapparsa. Per gioco, Tocatì, il pittore Sergio Zandonella è andato ad appendere nella nuova sede annunciata, Palazzo della Ragione, un primo contributo: una sua provocatoria gigantografia del sindaco Tosi. Gioco proibito: vogliono denunciare l'artista per danneggiamento di immobile pubblico. Alessandra Galetto