Le catene emigrano negli "iper" ristrutturati, restano gli edifici vuoti e la campagna rovinata MONTECATINI TERME Un tempo qui era tutta campagna, dicevano i nostri nonni, quando andavamo in giro con loro. Noi dobbiamo dire ai ragazzi: ecco, vedi, qui una volta c'era Euronics. Vendeva navigatori satellitari e lettori Mp3, sai? E i dvd, i condizionatori. Poi ha chiuso, dopo nemmeno nove anni: ha traslocato di pochi metri ed è finito laggiù, dentro il centro commerciale Coop, con negozi come colossi e vetrine alte tre piani. In un bellissimo negozio, nuovo. E qui ora cosa c'è? Niente. Questo "coso" ha l'età di un bambino di terza elementare. L'hanno inaugurato il 27 novembre 2003, alle 8,30, per smaltire le lunghissime file di consumatori. Prima dell'estate ha cambiato sede. È la strategia di cui abbiamo scritto ieri: gli ipermercati anche in Toscana abbandonano l'illusione del gigantismo, rinunciano alla formula "iper" e tornano di dimensioni ragionevoli, riducendo gli spazi. E nei volumi recuperati, affittano a grandi marche della media distribuzione: abbigliamento, fai da te, tecnologia, sport, i nomi li conosciamo a memoria perché si ripetono ovunque. Questa ritirata strategica ce la raccontano come una mossa indolore, innocua. Ce la presentano come una semplice ridistribuzione degli spazi: prima in questo enorme complesso c'era solo un ipermercato, ora c'è un supermarket con dentro i super negozioni. Ma non è sempre così. Per esempio qui il trasloco genera un immobile abbandonato. Di notte già hanno cominciato a cercarci rifugio spacciatori, abusivi, clandestini, la solita umanità disperata. Per ora sotto le tettoie, a riparo dalla pioggia. Poi, chissà. Su una parete esterna c'è scritto: Saddam vive, con la vernice nera. Più in là, lungo la rampa di cemento che conduce al parcheggio sul tetto, un augurio fatto con lo spray: buon anno amore. Probabilmente sopravviverà per molti capodanni, anche quando l'amore sarà finito. Cartacce battute dal vento, carrelli arrugginiti. Una scarpa vecchia. Un ombrello rotto. Il solito non-luogo del nostro panorama urbano, quello che la Toscana non mostra nei dépliant turistici con i centri storici e le colline all'orizzonte, curve e dolci come seni di una donna. Quanti ne vediamo, di questi non-luoghi, dove tutti passano ma dove nessuno va. Ma qui è diverso, è il nostro futuro prossimo: non è un edificio diroccato, è un rudere contemporaneo. Ora che siamo diventati una regione di commessi e di cassieri, anche l'archeologia industriale scomparirà: la manifattura declina come specie rara. Non parleremo di fabbriche recuperate, di officine da destinare ad altro uso. Nascerà piuttosto l'archeologia commerciale, i mercatoni abbandonati perché spazzati via dalla crisi e dalla concorrenza. L'archeologia commerciale, sì: quella che tra dieci anni porterà le ragnatele e gli scarafaggi nel grande magazzino dove oggi compriamo magliette e bagnoschiuma. Interi edifici da buttare via come se fossero vecchi, e non lo sono. Al posto di Euronics c'era un campo. Erba alta, certo, forse incolta. Qualche fosso umido, i ranocchi. A maggio spuntavano le lucciole e dalla strada sembrava di vedere un cielo stellato alla rovescia. Si rischia di essere definiti gli eterni ragazzi di tante vie Gluck, ma c'è da chiedersi chi restituirà quel campo. Il cemento non si bonifica, le lucciole non potranno riportarle lì e accenderle come lampadine. Nel nome di millecinquecento metri quadrati di area commerciale, diventati già inutili, una politica miope lascia che nascano questi parallelepipedi schiacciati, con insegne che non potranno restare tutte in gara, tutte vive, tutte vincenti, dopo la selezione naturale di questo strano habitat. Dovevano pensarci, gli assessori e i sindaci, i dirigenti e i capi degli uffici, nei nostri enti locali, prima di lasciare che per nove anni di apertura si annientassero nove secoli di campagna sostenibile. Dovevano pensarci ma non ci hanno pensato. Carcasse abbandonate come rinoceronti morti nella savana di asfalto. E le iene, siamo noi uomini. Spolperemo quegli scheletri ma lasceremo le ossa: le pareti, le rampe del parcheggio sopraelevato, le porte in vetro e metallo, le insegne azzurre dell'ingresso e dell'uscita. Resterà tutto, ma degraderà senza che nessuno se ne occupi. E se un giorno qualche altro megastore finirà in quello scatolone, ne avrà abbandonato un altro. Un gioco dei quattro cantoni dove a perdere, a restare senza presidio, sarà il nostro domani.