L'intervista Il consigliere Pd e la "tutela degli spazi non urbanizzati" Civati mette i suoi referendum nella sfida per il leader «BISOGNA smetterla di considerare il suolo come una risorsa da esaurire. Serve una svolta, e noi ci candidiamo a essere il partito a tutela degli spazi non urbanizzati ». Oggi il consigliere regionale Pd Pippo Civati parlerà di cemento e ambiente e farà le sue proposte politiche sull'argomento in un incontro dal titolo "Le bellezze italiane: uno sguardo diverso sul paesaggio" (alla Fonderia napoleonica di via Thaon di Revel). Civati, c'è un rischio legato al consumo di suolo? «Finora lo si è trattato solo come un bene da sfruttare. Ma bisogna invertire la rotta. Per noi è un tema strategico, meno amministrativo e più politico-culturale. Il senso di "Occupy primarie" che ho lanciato vuol dire anche questo: avere argomenti in discontinuità, anche con Monti e con il lessico politico e mediatico di oggi, e fare proposte per cambiare». E quali sono queste proposte? «Bisogna introdurre il monitoraggio degli usi del suolo, indirizzare l'attività edilizia utile al prioritario recupero dei vasti patrimoni non utilizzati o sottoutilizzati, e cancellare la legge che consente l'utilizzo degli oneri di urbanizzazione per le spese correnti dei comuni. Tutti temi contenuti nei sei referendum che ho proposto al mio partito, il Pd, per i quali stiamo raccogliendo le firme ». Di suolo e rischi annessi state discutendo anche in Regione? «Sì. Bisognerà riformare la legge urbanistica, la 12, ma lo faremo quando governeremo. Il Pd è molto attivo sul tema, c'è parecchia attenzione a questi argomenti, ma siamo di fronte a una Regione che, per colpa della politica lombarda in generale, ha considerato il suolo come una risorsa da esaurire. Sul tema c'è il disegno di legge del ministro Catania, un progetto all'avanguardia. Ma per completarlo servirà una forte motivazione ». Quali sono le vostre proposte anticonsumo di suolo? «Serve un Pgt sovracomunale, che vada oltre il singolo comune e abbia uno sguardo globale, più congruente. Così si potrebbe ragionare in un'ottica di bacini, e si eviterebbero doppioni e ripicche tra amministrazioni. Poi c'è la questione degli oneri di urbanizzazione, che non vanno utilizzati per la parte corrente dei bilanci, anzi vanno aboliti. Questo apre il tema di come finanziarli altrimenti, i comuni, e su questo stiamo lavorando. Ma almeno si eviterebbe il paradosso che vede incentivare chi consuma più suolo. Serve invece un sistema che premi chi consuma prima le aree dismesse e poi magari, forse, e forse anche no, quelle agricole». Quali altri temi verranno affrontati oggi? «La questione del cibo, che è affidata a Carlin Petrini, uno che presidia il territorio su questo fronte. Dall'altra c'è il tema infrastrutture: il piano del decreto sviluppo a noi pare molto tradizionale. Invece dovrebbe avere qualche autostrada di meno e qualche ferrovia a bassa velocità in più, con un'attenzione particolare per i pendolari. Un'ottica che si sposa con VenTo, la ciclovia progettata - e da noi appoggiata - per correre lungo il Po da Torino a Venezia. Sono argomenti che ci piacciono molto, e sono anche un tema costitutivo delle primarie». Le primarie del centrosinistra, appunto. Ha deciso se si candiderà o meno? «Fino al 6 di ottobre, giorno dell'assemblea nazionale del Pd, non farò né nomi né cognomi. Me lo sono ripromesso». Ma cosa deve succedere perché lei decida di farsi avanti? «Insisto, e ormai lo dico da tempo: qui bisogna darsi delle regole precise. Vanno chiariti i confini della coalizione. Altrimenti, se si resta con il sistema attuale, è ovvio che gli outsider vengano esclusi. Non è un una questione di firme, io le mie 20mila le ho, ma non mi va di fare la parte da matto».