Gli urbanisti baresi rispondono all'allarme di Capdevila "È il momento di ricostruire" Lo scempio chiamato lungomare è da sempre un'officina delle idee. Al di là delle parole dell'architetto Oriol Capdvilla, il problema è proprio questo: alle parole non seguono mai i fatti. Sulla riqualificazione della parte sud della fascia costiera, invocata a gran voce dall'architetto braccio di destro di Oriol Bohigas, è fiorita da decenni una copiosa letteratura, che ha prodotto rivoluzioni soltanto sulla carta. Fatta eccezione per le spiagge di Pane e Pomodoro e Torre Quetta e per il parco di Punta Perotti, interventi di recupero non ce ne sono mai stati. Il degrado aumenta al punto da spingere il famoso architetto catalano ad affermare che sarebbe stato meglio se lì ci fosse stato il deserto. Parole largamente condivise dagli urbanisti baresi che, sia pure con sfumature diverse, hanno più volte, nel corso degli anni, posto il problema della riqualificazione, disegnandone i percorsi possibili. «Da un lato non posso non condividere il giudizio di Capdevilla dice il professor Dino Borri Negli ultimi 20 anni il processo di abbandono progressivo si è accentuato per la mancanza di interventi di manutenzione sia da parte pubblica sia da parte privata». Borri preferisce però fare un distinguo. «Non condivido l'idea del piccone demolitore, che arriva a cacciare i topi e le prostitute per portare civiltà spiega È un'idea che mi oppose anche ai Matarrese ai tempi di Punta Perotti. Le città hanno equilibri più delicati, i lungomare sono luoghi simbolici dell'immaginario in cui, specie nel Mediterraneo, il degrado e l'abbandono sono parte del paesaggio. Questo aspetto non l'ho colto nelle parole di Capdevilla. Ciò significa immaginare costruzioni piccole e precarie al servizio di chi vuole leggere un libro, bere un caffè, fare il bagno. L'idea della ferrovia urbana è nel nostro piano strategico. La crociata di Emiliano contro chi in estate mangia in riva al mare è sbagliata: è un pezzo di cultura del Mediterraneo». Nicola Martinelli, architetto e docente del Politecnico, ricorda che nel corso degli anni le proposte di riqualificazione non sono mancate. «Come Città plurale avevamo elaborato idee di massima per la riqualificazione di quel tratto costiero, aprendolo soprattutto alla balneazione dice Si potrebbe pensare di scavalcare i binari, almeno in alcuni tratti. Le due spiagge e il parco della legalità sono già importanti per la città, ma dovrebbero essere integrati un po' meglio, magari bypassando le strade e creando un parco costiero». Gli strumenti per intervenire, secondo Martinelli, potrebbero essere i programmi di rigenerazione urbana. Ma secondo quali linee di indirizzo? «L'inedificabilità assoluta non ha senso avverte è sufficiente un'edificabilità diversa rispetto alla costa. In ogni caso, mi auguro che il sindaco comprenda che non esistono soltanto piazza Mercantile e piazza del Ferrarese. I concerti e le altre manifestazioni si possono fare anche in piazza Diaz, in piazza Garibaldi, a Punta Perotti, nell'area delle spiagge. L'eccessiva concentrazione di attività e l'uso improprio stanno facendo degradare il centro storico». L'architetto Beppe Fragasso immagina un percorso diverso. «Gli argomenti di Capdevila sono tutti condivisibili osserva Oltre 10 anni orsono proposi di riempire, per una profondità di almeno 40 metri, il lungomare degli uffici, freddo e ventoso poiché sempre in ombra ed esposto al vento del nord. L'operazione è possibile perché l'attuale linea di costa è artificiale, costruita negli anni trenta. Questo ampliamento in larghezza consentirebbe di avere un lungomare-passeggiata al sole, magari lasciando la strada e la careggiata sottoposta, con locali pubblici. Con gli oneri concessori si potrebbero finanziare i lavori». L'ingegner Donato Bosco ha approfondito questi aspetti proprio con l'architetto Capdevilla. «Ci conosciamo da anni dice Quella parte della città non è definita, ma è sospesa in attesa di una progettualità. Il problema non è la demolizione dei ruderi, che è l'operazione più semplice, ma la ferrovia. Se davvero diventasse metropolitana, si potrebbe sopraelevare, creando una sorta di trasparenza e liberando il quartiere Japigia. Il rapporto fra la città e il mare potrebbe nascere da lì».