Sotto sequestro a Campi l'area dove deve sorgere la maxi Spa LA PROPRIETÀ della società «Slow Life Real Estate srl» che costruisce, il direttore dei lavori incaricato dalla società e due persone che fanno parte della ditta esecutrice dei lavori. Sono questi gli indagati dalla procura di Firenze per illecito smaltimento di rifuti in quello che a Campi Bisenzio è già stato definito "il pasticciaccio brutto di via di Limite": la costruzione di una cittadella del benessere su un terreno potenzialmente contaminato, in cui sarebbero stati smaltiti illecitamente rifiuti edili e le cui strutture presenterebbero anche irregolarità urbanistico-paesaggistiche. La mastodontica operazione edilizia in atto la volumetria dell'intervento è di 80.000 metri cubi è finita sotto la lente dei magistrati, che due settimane fa hanno disposto il sequestro penale dell'ex area industriale vicina al parco di villa Montalvo, ritenuta a forte rischio inquinamento delle falde acquifere, dove sta sorgendo la "cittadella del benessere". Il sequestro d'iniziativa della day spa, disposto dal gip Pezzuti su richiesta del pm Tei, è stato eseguito dalla polizia provinciale, che ha inoltre acquisito materiale amministrativo in Comune a Campi. L'area sigillata, 27.000 metri quadrati, precedentemente occupata dalla ex «Tintoria Firenze", è da tempo inserita nell'anagrafe provinciale dei siti contaminati. L'ipotesi al vaglio della magistratura è che la ditta incaricata dei lavori di costruzione dalla proprietà della "Slow Life" quest'ultima è difesa dall'avvocato Sigfrido Fenyes abbia scaricato materiali di risulta in polle e laghetti che si trovano nell'area di cantiere, smaltendo e riutilizzando così, in modo illegale, rifiuti edili che non potevano affatto essere riutilizzati. E che potrebbero aver ulteriormente inquinato terreni ancora inquinati. I magistrati infatti vogliono anche accertare che la bonifica necessaria a consentire la costruzione della «day spa» con annessi ristorante, albergo da 150 camere per 60.000 presenze annuali previste, 510 posti auto e 7.500 metri quadrati di verde sia stata effettuata correttamente. È per questo motivo che in via di Limite hanno fatto il loro ingresso e il loro lavoro anche i tecnici dell'Arpat. Nell'area sottoposta a sequestro, infatti, era già stata rilevata la presenza di coloranti, scaricati in un fosso, che avevano quantomeno tinto le acque. I risultati delle analisi dei rilevamenti a campione effettuati dall'Arpat sono attesi per le prossime settimane. A Firenze ma non solo: la questione è infatti finita in consiglio comunale a Campi Bisenzio. A sollevarla un consigliere di opposizione, Giovanni Brandino, che ha presentato un'interrogazione al sindaco Adriano Chini sulla vicenda.