Il festival Eco parla a librai e bibliotecari LIBRI antichi da amare. E solo da sfogliare, non da chiudere in cassaforte. «Si colleziona per puro piacere di toccare il libro, non per investimento». Umberto Eco consacra ArteLibro, il festival dell'editoria d'arte che a Palazzo Re Enzo, sino a domenica, mette in mostra il meglio del collezionismo librario. E proprio al collezionismo librario Eco ha dedicato il suo intervento ieri, davanti a una platea di librai antiquari e bibliotecari venuti da tutt'Italia. Romano Montroni in sala li saluta e con il semiologo parlano esperti accademici e dei Beni culturali, l'editore Franco Maria Ricci e il segretario del Pdci Oliviero Diliberto nei panni del bibliofilo «tossicodipendente da libro », come scherzosamente si è definito. Dialogo curioso. Eco affascina raccontando del libro di Kells, uno dei più famosi libri medievali conservato nella biblioteca del Trinity College di Dublino, che «non ti basta una vita per vedere tutte le sue pagine», dell'ultima copia della Bibbia di Gutemberg, tenuta in cassaforte per 15 anni, del «De divina proporzione» di Luca Pacioli, quotato sul mercato 3-4mila euro. Per dire che diversi sono i tipi di collezionismo e differente è il mercato. «A volte un buon incunabolo è meglio di un fac simile, c'è chi colleziona libri antichi e chi prime edizioni contemporanee, un mio studente ha raccolto tutte le guide delle città», spiega. «E poi si possono comprare libri anche a poco prezzo, ma è comunque un grave errore pensare che l'antiquariato librario sia un buon investimento, un libro non rende quanto un Bot». Insomma, è il piacere che conta. E si sente, tra i visitatori, questa passione. Ilaria Venturi