Un filo non sottile ma, invece, molto robusto di incultura unisce la grottesca festa in costume romanesco organizzata da De Romanis (mai cognome fu più adatto alla vicenda narrata) a molte questioni legate all'amministrazione pubblica. Prima osservazione. L'intero apparato dell'ormai famosissimo Party de Noantri è parente stretto dei Centurioni-comparse del Colosseo. Stessa visione «inculturale» di una Rometta vista come spot televisivo (pepli in nylon, toghe made in China, armature in plastica). Nulla che possa minimamente ricordare le conoscenze che trasudano dalle ricostruzioni di Roma realizzate negli anni a Cinecittà, ricche di solidi saperi artigianali e di citazioni inappuntabili. I Centurioni del Colosseo e il raduno casareccio di de Romanis testimoniano al contrario lo stesso approccio assolutamente ignaro della vera Storia di Roma, li ridotta a volgare canovaccio. Ma almeno i Centurioni che si fanno pagare dai turisti per uno scatto fotografico hanno la dignità di chi cerca di sbarcare il lunario, anche a costo di arpionare per strada gli stranieri. Secondo punto, e secondo nesso. Sia la festa di De Romanis che i Centurioni-comparse, a loro volta, hanno un altro legame con il ridicolo progetto del Parco a Tema sulla Roma antica, che in mesi assai diversi da quelli che stiamo vivendo è stato un cavallo di battaglia dell'amministrazione comunale romana. Il sindaco Gianni Alemanno forse non se ne rende ancora conto, ma è un uomo fortunato. Se il tragicomico progetto della Roma-Fantasyland si fosse materializzato, c'è da giurare che il raduno di de Romanis avrebbe avuto quello spazio come sfondo. Roba da Cesaroni, e il gioco di parole è fin troppo facile. A questa fortuna Alemanno ne aggiunge un'altra: non essere stato travolto, sulla stampa internazionale, dall'inevitabile sarcasmo che avrebbe accompagnato la sghemba avventura. Dall'alto dei suoi saperi scientifici, l'archeologo Andrea Carandini aveva liquidato così l'ipotesi: sarebbe come costruire uno zoo nel cuore dell'Africa. Chiunque capirebbe l'insensatezza assoluta di una Roma ricostruita quando c'è quella reale e straordinaria a disposizione. Non a caso, le copie di Venezia vengono realizzate a Las Vegas. Invece qui a Roma c'è chi ha pensato di farlo, col convinto e pensoso interesse di paludati esponenti del Campidoglio. E qui siamo al terzo punto, perché i motivi di sconforto non finiscono mai. Fino a ieri incombeva sui romani una ricostruzione della battaglia di Ponte Milvio e del Miracolo di Costantino (con tanto di sfilata di comparse e di suoni-e-luci) organizzata dal XX Municipio per il 27 ottobre. Dopo il De Romanis-party, l'idea appare (ad esser buoni) incongrua e pericolosissima per la stessa immagine del Campidoglio. Infatti, almeno così pare, c'è stato un ripensamento. C'è da chiedersi perché, con i tanti, sbandierati problemi economici che affliggono i beni culturali cittadini e la loro conservazione, si sia deciso un investimento così assurdo e (ci risiamo) all'insegna dell'incultura. Ma la spiegazione c'è. Il modello Rometta di De Romanis.
ROMA Chiamatela Rometta
Un raduno casereccio di persone in costume romanesco organizzato da De Romanis è stato descritto come un esempio di incultura. La festa è stata paragonata ai Centurioni-comparse del Colosseo e ai volgari canovaccio della storia romana. Il raduno è stato anche collegato al progetto del Parco a Tema sulla Roma antica, che è stato un cavallo di battaglia dell'amministrazione comunale romana. L'archeologo Andrea Carandini ha liquidato l'ipotesi di una Roma ricostruita come costruire uno zoo nel cuore dell'Africa. Il XX Municipio aveva organizzato una ricostruzione della battaglia di Ponte Milvio e del Miracolo di Costantino, ma dopo il De Romanis-party, l'idea è stata ritirata.
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