Da un palazzo all'altro, stessa piazza 4 ottobre. L'inaugurazione della mostra «L'età dell'equilibrio» al Palazzo dei Conservatori. Chiuderà il 28 aprile 2013. A volte succede che si svuoti un museo per allestire una mostra. Spesso si affrontano viaggi lunghi e faticosi, se l'obiettivo viene ritenuto valido. E difficile però comprendere perché questo succeda tra due «ali» della stessa struttura, distanti poche decine di metri. Sta succedendo a Roma, ai Musei Capitolini. E' prevista il prossimo 4 ottobre l'inaugurazione della mostra «L'Età dell'Equilibrio». È un appuntamento di rilievo, visto che si tratta della terza puntata di un ciclo «I Giorni di Roma», dedicato alla storia di Roma, dall'età repubblicana fino alla tarda antichità. Proprio in questi giorni è in corso l'allestimento nel Palazzo dei Conservatori, appena «liberato» da un'altra grande mostra «Lux in Arcana» sugli archivi segreti vaticani. Cosa vedremo in questa esposizione, curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce? Statue di marmo, opere in bronzo e terracotta, arredi domestici in bronzo e argento, insomma tutto quanto possa rendere l'idea di quella che è stata chiamata «l'era del consenso» imperiale, in sostanza il secondo secolo tra i governi di Traiano e Marc'Aurelio. Il punto è che una parte consistente delle opere che saranno in mostra al Palazzo dei Conservatori, proviene dal Palazzo Nuovo, cioè dagli stessi Musei Capitolini, dall'altra parte della piazza. E non si tratta di opere qualsiasi, ma di sculture preziose e delicatissime. Per esempio i due «Centauri» di Villa Adriana, ritrovati a Tivoli nel 1737. Vennero acquistati nel 1765 da papa Clemente XIII e portati al Museo Capitolino. Straordinari, non solo per la fattura, attribuita agli artisti Aristeas e Papias (della scuola greca di Afrodisia), ma per il marmo di colore bronzeo che si estraeva nelle cave di Capo Tenaro, nel Peloponneso. Da allora - e sono passati 247 anni - il Vecchio centauro malinconico e con il volto leggermente piegato all'indietro e il Giovane baldanzoso, rendono unico e straordinario il Salone del Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini. A tal punto che nel 2001, dovendo affrontare un restauro che pulisse le opere mai mosse da quasi tre secoli, l'allora direttrice dei Capitolini Anna Sommella decise che i tecnici del laboratorio di conservazione operassero nello stesso «salone», davanti ai visitatori. Lo stesso «trasloco» lo stanno affrontando molte altre opere pregiate, tra le quali un delicato sarcofago. E viene naturale farsi qualche domanda. Tra il Palazzo Nuovo e il Palazzo dei Conservatori, sulla piazza del Campidoglio, ci sono poco più di 50 metri. Non bastava una segnaletica? Perché far sì che dal 4 ottobre e fino al maggio 2013 i visitatori dei Capitolini trovino il Salone, la Sala del Galata, quella del Fauno, con tanti inspiegabili vuoti, salvo scoprire che per vedere le stesse opere, devono attraversare la piazza (e pagare 4 euro in più). E quanto costa - in tempi così straordinariamente grami per la cultura - questo spostamento che siamo sicuri sta avvenendo con tutte le dovute cautele. Come dimostra la gru di una ditta specializzata che occupa da qualche giorno piazza del Campidoglio. Non è in discussione il valore scientifico e il fascino della mostra che sta per aprirsi e che comunque costerà centinaia di migliaia di euro. Resta inspiegabile tutto questo sforzo per rimanere all'interno dei Musei, come se il Louvre per una mostra spostasse la Venere di Milo o la Nike di Samotracia in un'altra sala. E resta anche un ultimo dubbio: il Palazzo dei Conservatori non è una sede espositiva, ha un altissimo valore in sé, per le opere che conserva e la sua storia. Abbiamo altre sedi nate per le mostre, come il Palazzo delle Esposizioni. Non sarebbe ora di «liberare» i Conservatori?