Sì a un museo della città, ma virtuale». La soprintendente Cristina Acidini e i limiti all'utilizzo del patrimonio artistico La città si interroga su quanto la cultura possa essere un volano per l'economia. E lo sfruttamento del patrimonio artistico è solitamente al primo posto. Qual è il limite da non oltrepassare? Al riguardo la soprintendente al polo museale fiorentino, Cristina Acidini, ha le idee molto chiare Soprintendente Acidini, qual è la sua posizione? «Mi passi la battuta: il limite è già oltrepassato con la parola sfruttamento. In realtà il patrimonio culturale è un potente elemento d'attrazione, del quale Firenze è dotata in misura eccezionale. E' un dovere di tutti favorire la conoscenza, l'accesso, l'apprezzamento di questi beni (in gran parte ereditati), rispettandone l'antico assetto e i valori attuali». C'è un esempio di rapporto virtuoso, che dimostra come Firenze abbia saputo "far cassa" e allo stesso tempo proteggere e valorizzare il suo patrimonio artistico? «I musei fanno proprio questo: preservano il patrimonio, all'occorrenza lo restaurano, e lo valorizzano proponendone aggiornate interpretazioni con mostre, convegni ecc. I musei del Polo fiorentino, dipendenti dal Ministero per i Beni Culturali, sono tra i pochi con un bilancio attivo grazie all'autonomia di cui godono. Non chiedono un euro alla città ma, con 5 milioni di visitatori all'anno, generano un turismo culturale che ha ricadute vastissime grazie al cosiddetto indotto: ovvero, che dà lavoro a tante famiglie. Anche le grandi chiese fiorentine hanno raggiunto lo scopo dell'autosufficienza». C'è l'esperienza di un'altra città da prendere a modello per un intelligente sfruttamento dei beni culturali? «L'uso del patrimonio culturale può essere intelligente; lo sfruttamento, mai». Come giudica l'esperienza della Firenze-Card? E' servita a orientare i visitatori su musei meno ingolfati dai grandi flussi? «Dai dati della Firenze Card si vede che gli acquirenti cercano di fruire del maggior numero possibile di visite. Vanno nei musei più affollati, le Gallerie dell'Accademia e degli Uffizi, anche grazie all'accesso rapido e facilitato, e poi visitano in media altri tre-quattro musei, allargando quindi il proprio ambito di esperienza mussale» E' vero che Firenze investe e crede, poco nella contemporaneità? «Il soggetto pubblico più attivo nell'arte contemporanea, la Regione Toscana, fa riferimento al Museo Pecci di Prato. Con loro, ad esempio, vari musei si sono aperti al connubio tra artisti d'oggi e luoghi storici con "Base a Firenze" 2010. Di contemporaneo, secondo me, c'è e si fa moltissimo: penso alla Strozzina, al Marini nonché agli Uffizi, alla Gam ecc. Mancano però i canali per far ascoltare una critica militante, che possa rendere gli artisti toscani noti nel mondo». Turismo, croce e delizia della città. Stanno cambiando le aspettative dei visitatori di oggi? «Credo che - complice la crisi - siano gradite esperienze magari brevi, ma intense e varie: vedere opere d'arte e anche godere di spazi di qualità, degustare prodotti locali, ascoltare musica, fare shopping... tutto allo stesso tempo. Ma dei "nuovi" turisti dell'area Brasile-Russia-India-Cina sappiamo ancora troppo poco». Spesso si lamenta la mancanza di una cabina di regia che definisca le strategie culturali della città, anche a fronte di risorse economiche sempre più scarse. E' possibile creare un tale organismo? «Un'utopia ciclicamente vagheggiata. Ma i soggetti culturali non rinunceranno mai a una briciola della propria autonomia decisionale. E poi ognuno dovrebbe poter contare su una progettualità certa e a lungo termine. Invece le iniziative nascono per volontà e con finanziamenti vari, spesso grazie a sostenitori e a sponsor con loro specifiche esigenze e tempistiche, e quando si raggiunge la certezza della fattibilita è già troppo tardi per verificare che argomenti, date ecc. siano compatibili con i programmi altrui». Cosa pensa di un Museo della città che qualcuno propone, nell'ex tribunale di San Firenze? «Il complesso di San Firenze offre un'opportunità fantastica, direi unica, per molte attività, oltre alle università straniere di cui si parla. (Ma ricordiamoci anche del Casino Mediceo a San Marco)! Ho già segnalato alcune proposte con una lettera aperta: spazi grandi e indivisi per musica e accoglienza conviviale, e poi arte contemporanea, un centro per la memoria dell'alluvione del 66, artigianato artistico. Sono perplessa all'idea di un nuovo museo tra Uffizi, Palazzo Vecchio, Bargello, Santa Croce. Il museo della città lo immagino tutto virtuale, che permetta di collegare la storia, i personaggi, le atmosfere, i luoghi, i capolavori. E che magari risponda alla domanda che spesso ci poniamo e che ci viene posta: perché mai furono create tutte queste meraviglie, in così poco tempo,in una città così piccola?...».
FIRENZE - I beni culturali? Valorizzati, non sfruttati.
La città di Firenze si interroga sul modo in cui il patrimonio artistico possa essere sfruttato per l'economia. La soprintendente Cristina Acidini sostiene che il patrimonio culturale è un elemento d'attrazione importante per la città e che è necessario favorire la conoscenza, l'accesso e l'apprezzamento di questi beni. I musei del Polo fiorentino, che sono tra i pochi con un bilancio attivo, generano un turismo culturale che ha ricadute positive per la città. L'esperienza della Firenze-Card ha dimostrato che gli acquirenti cercano di fruire del maggior numero possibile di visite, visitando in media altri tre-quattro musei.
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