È un giorno feriale di giugno: sono le due del pomeriggio. Fuori sole a picco, 800-900 turisti bivaccano dentro la chiesa di Santa Croce. Accanto il chiostro: c' è il museo con Cimabue e Donatello. Ma è deserto: per entrare si pagano più di 4 euro. D evono aver pensato, i responsabili della Curia fiorentina, che era tempo di sfruttare quel pubblico potenziale. Così, dunque, da ieri anche a Santa Croce si paga l' ingresso, 3 euro, compresa la visita al museo e al chiostro. A Firenze del resto si p aga già per entrare in Santa Maria Novella, nel Battistero, nel Duomo. In Europa, in Francia come in Germania o in Spagna, per entrare in chiesa non si paga; si paga per visitare i tesori, o la cripta, ma mai se vi sono reliquie da venerare. In Itali a, invece, in questi ultimi anni è cominciata una operazione per trasformare le chiese in musei a pagamento al prezzo di 2-4 euro: così a Ravenna paghi l' accesso alle basiliche, senza contare San Vitale che è museo dello Stato; così a Pisa dove pagh i per Duomo, Battistero, Camposanto e adesso un extra altissimo per la Torre; così a Verona, dove ti puoi «abbonare» a quattro chiese, le principali, oppure visitarne una soltanto; così anche a Venezia. Ma chi si paga? Ogni tassa di ingresso è propos ta dalle diocesi della Conferenza Episcopale Italiana; in genere le singole chiese sono sorvegliate da giovani, si suppone con contratti temporanei, non da personale di ruolo selezionato, come si dovrebbe, dallo Stato. Ecco il primo punto: perché il ministro per i Beni Culturali non interviene su una materia che è di sua stretta competenza? Adesso vediamo di che cifre si tratta: se facciamo una media di quattro edifici per ciascuna delle grandi città che veniamo considerando, e un introito medio minimo di 2,50 euro a chiesa, abbiamo dieci euro che entrano per ciascun visitatore. Quanti saranno dunque, in un anno, i turisti di Venezia, di Pisa, di Ravenna, di Verona o quelli di Firenze? Dalle decine alle centinaia di migliaia, con introiti c he vanno dalle centinaia di migliaia alle decine di milioni di euro. Questi soldi, diversamente dai biglietti d' ingresso ai musei di Stato, inspiegabilmente vanno adesso alle Curie, ma è giusto che questo accada? Per la manutenzione degli edifici so ttoposti a vincolo e per il loro restauro lo Stato ha speso decine e a volte centinaia di milioni di vecchie lire ogni anno; nel dopoguerra ciascun monumento fra quelli citati è certo costato a tutti noi molti miliardi, sempre di vecchie lire, e cont inuiamo a spendere soldi per il mantenimento; non si vede dunque perché, tolte le poche spese per il personale avventizio, l' introito non debba essere versato allo Stato e utilizzato per i restauri, magari del patrimonio minore. Per principio è diff icile accettare l' idea che si debba pagare un balzello per andare ad ammirare le opere d' arte che hanno arricchito nei secoli i nostri luoghi di culto. Ma se questo è un rimedio contro il degrado del patrimonio artistico, un freno ai bivacchi come quello che abbiamo visto in Santa Croce, possiamo alla fine anche accettarlo. Però s' impone una domanda: chi, degli italiani che girano le città simbolo del nostro passato, entrerà in tutte le chiese maggiori se deve spendere, con una famiglia di qu attro persone, almeno 40 euro?