Ponteggi nella Camera degli Sposi chiusa da 4 mesi. L'idea della Regione: prestito per il Ducale. Maccari: serve un fondo per i monumenti, noi potremmo anticipare i milioni. Confronto con il Ministero. Annunciata la visita di Ornaghi alla reggia Dal governo aspettiamo un portafoglio per intervenire sui beni culturali altrimenti non servirà nemmeno l'aiuto UE. Il ministro dei Beni culturali Lorenzo Omaghi verrà a Mantova a rendersi conto di persona dei problemi di Palazzo Ducale e della Camera degli sposi dopo il sisma. «Non ha potuto dirci di no, la data deve essere fissata, sarà nei primi dieci giorni di ottobre» conferma l'assessore regionale mantovano Carlo Maccari, subcommissario governativo per il terremoto ovvero vice e braccio destro di Formigoni. «Palazzo Ducale - spiega Maccari - non è soltanto un bene artistico, un patrimonio dell'umanità, è anche un motore economico per la città di Mantova, e in parte per la provincia. Con la Camera degli Sposi chiusa, cala pesantemente il turismo e andando avanti nel tempo le cose peggiorano. Meno lavoro per ristoranti, bar, negozi, alberghi. Dunque una soluzione va trovata, servono 5 milioni di euro e bisogna trovarli, anche perché ci hanno già chiarito che per il castello di san Giorgio non si può pensare a piccoli interventi un po' per volta, come invece per altre sale, dove infatti si è lavorato. Dunque essendo un problema anche di economia del territorio, la Regione ha tutto il dovere di intervenire, ma non può spendere soldi direttamente per un bene di proprietà demaniale, la Corte dei conti non ce lo consentirebbe». E allora cosa si può fare, visto che il ministero dei Beni culturali ha stanziato otto milioni e ne racimolerà altri tre, poi non ha altro? «Quegli otto milioni sono per l'emergenza. Il governo deve rendersi conto che non può abbandonare i suoi monumenti, quindi con i fondi che ora ci assegna l'Europa, bisogna pensare ai Beni culturali, dell'Emilia e di Mantova. E palazzo Ducale va messo finalmente in primo piano». Ma la Regione può fare qualcosa anche direttamente? «Sarebbe strano, diciamo così, ma per abbreviare i tempi si potrebbe persino pensare a un prestito per far partire i lavori. Dal governo però vogliamo un decreto che istituisca un fondo per il recupero del patrimonio monumentale. Finora non l'ha fatto, nel decreto 74 si parla di ricostruzione, ripresa economica e assistenza alle popolazioni colpite. E non si prevede nulla per i Beni culturali. Ora serve il decreto, altrimenti non si potranno usare per palazzo Ducale e per i monumenti emiliani nemmeno i soldi della solidarietà Ue». Quindi dei 500 milioni stanziati dal governo, a Palazzo Ducale non arriverà un euro? «Di sicuro. Alla Lombardia nella ripartizione è toccato solo i14, pari a 18 milioni. Di cui 5 per la prima assistenza alle popolazioni, 5,5 per le opere provvisionali (eliminazione situazioni di rischio per l'incolumità pubblica). Fino al 31 luglio, dovevano essere a carico della Protezione civile che però ci ha fatto sapere con un fax che dal 12, non aveva più soldi e dovevano pensarci le Regioni; altri 500 mila euro sono spese anticipate dai Comuni, transenne e altre emergenze. Restano solo 7 milioni per abitazioni e attività produttive». Poi si è mossa la Regione con fondi suoi. «SI, 63 milioni, di cui 10 per le scuole, ci sarà il bando da 10 milioni per le chiese e i Comuni, è già attivo quello per gli agricoltori; 4,5 milioni andranno per l'emergenza sociale. Ma tornando a Palazzo Ducale vogliamo che lo Stato ci pensi, noi abbiamo anche il monastero di san Benedetto Po, che non possiamo trascurare. Avevamo finanziato una parte di restauro e ha retto, si è rovinata la parte ancora da sistemare». Dieci milioni a interessi zero per le chiese Dieci milioni per le chiese e i palazzi comunali: è la soluzione che la Regione Lombardia ha trovato per dare il via ai restauri. La formula è quella del prestito a scadenza ventennale, con interessi a carico della Regione stessa. Il bando deve ancora uscire, perché la delibera sta facendo il suo percorso formale, ma la decisione è ormai presa. Potranno dunque fare domanda le parrocchie o la diocesi. E' ovvio che la cifra non potrà certo bastare. Si pensi che le chiese danneggiate nel Mantovano sono ben 127, di cui 85 inagibili e chiuse. Alcune addirittura sono messe talmente male che per ciascuna servirebbero 3-4 milioni. E' il caso di Moglia, Bondeno di Gonzaga, Quistello, San Giacomo delle Segnate. Per altre chiese invece forse sarà possibile riparare i danni e riaprire con spese di 50-100-200 mila euro. La Curia proprio in questi giorni sta stilando i progetti di ripristino, alcuni sono già approvati. Certamente, oltre all'aiuto della Regione, serviranno collette e sponsor.
MANTOVA - Arriva Ornaghi. Per Mantegna prestito regionale
La Regione Lombardia sta cercando di recuperare Palazzo Ducale e la Camera degli Sposi di Mantova dopo il sisma. L'idea è di prestito per il Ducale, ma il Ministero dei Beni culturali ha solo stanziato otto milioni di euro. La Regione vuole un decreto che istituisca un fondo per il recupero del patrimonio monumentale. Il governo deve rendersi conto che non può abbandonare i suoi monumenti. La Regione Lombardia ha già trovato una soluzione per le chiese danneggiate, con un prestito a scadenza ventennale con interessi a carico della Regione stessa. La cifra non potrà bastare per tutte le chiese danneggiate, ma servirà per iniziare i lavori.
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