«A farne le spese - dicono Sebastiano Carrino e Salvatore Salvo dellAvsa - sono anche gli animali» Floridia. Questa estate è andato perduto il 30 per cento del verde e della macchia mediterranea. Nel consuntivo di fine stagione pesano gli ultimi roghi, soprattutto in contrada Monasteri di Sotto. Lo affermano i volontari dell'Avsa (Associazione volontari soccorso antincendio). «A fare le spese di un'estate di fiamme - dicono il presidente Sebastiano Carrino e il volontario Salvatore Salvo - non è solo l'ambiente, ma anche gli animali, crudelmente utilizzati per appiccare gli incendi». Il rendiconto di fine anno impone, a suo avviso, una programmazione antincendio anticipata a maggio. «La maggior parte dei roghi - dice Carrino - sono dolosi: dal mozzicone di sigaretta nel punto più propizio per favorire la propagazione delle fiamme, fino all'atroce sfruttamento degli animali. Si dà loro fuoco e le povere bestiole, espandono le fiamme su vaste aree». Altri metodi, più tecnologici, vengono adoperati per distruggere l'ambiente. «I piromani - aggiunge Carrino - usano pure i cellulari per fornire un impulso a una piccola carica innestata nei terreni. A fine stagione dobbiamo fare i conti con una barbarie che può essere meglio contrastata se si redigesse un programma preventivo più appropriato. Oltre alla vegetazione vengono intaccati i siti archeologici di rilevante interesse: gli incendiari non fanno distinzione di alcun genere pur di recuperare terreno per il pascolo o la caccia». L'appello dei volontari, che svolgono gratuitamente il supporto ai vigili del fuoco, è rivolto agli enti locali e alla Provincia regionale: strade e canaloni sono sempre pieni d'immondizie. «La presenza di vecchi frigoriferi o materiali ingombranti - continua - amplifica l'azione delle fiamme. Ogni anno segnaliamo alle autorità competenti questo stato di fatto: ma, puntualmente, ritroviamo un accumulo di rifiuti elettronici e immondizie spesso non rimossi». Le conseguenze si riflettono sull'assetto idrogeologico: «Nel periodo delle piogge - asserisce - la presenza di questi oggetti ingombranti impedisce il naturale deflusso delle acque, che deviano dal loro percorso, innescando ulteriori danni al territorio». La soluzione: «Serve un controllo vero - conclude Carrino - sia sui terreni privati sia su quelli pubblici. D'altronde c'è una legge che impone la pulizia dei lotti entro una determinata data. Un termine - conclude - che purtroppo quasi mai rispettato, con i risultati che vediamo». Roberto Rubino 21092012