GROSSETO In piazza Dante i lavori per costruire una rampa di accesso per il Duomo proseguono a pieno ritmo. Ci sono voluti dieci anni di progetti, idee, bocciature continue e permessi al palo per avviare un lavoro sempre e inevitabilmente respinto da Soprintendenza o ministero perché considerato troppo impattante. Ora che il cantiere è in piedi e prosegue, chi passa fotografa una piazza diventata cuore e simbolo delle contraddizioni della burocrazia. Un'armatura di pali in cemento armato - per nulla invisibile a occhio nudo - affianca da settimane lo storico monumento che si prepara ad accogliere lo scivolo. E chi conosce la storia burocratica di Grosseto fa notare la discrepanza. Da una parte le disposizioni ferree della Soprintendenza, i vincoli, le ferree leggi che dettano restrizioni implacabili in materia di tutela e rispetto del cuore pulsante del capoluogo - piazza Dante - con l'intento di salvaguardare il decoro, il pregio culturale, la storia del monumento cittadino e dei suoi dintorni. Dall'altra un composito gruppo di pali e armature piuttosto importanti, per non dire anche loro "ferrei". Pardon: tutti fatti in cemento armato, o per essere più precisi, in calcestruzzo. Sono appunto le fondamenta della nascente rampa di accesso per i disabili, "importante" cantiere - anche da un punto di vista di dimensioni - che si sta innalzando a fianco del Duomo. Non affatto minimalista, anche dal punto di vista dei materiali. C'è da dire che l'armatura di calcestruzzo - anche in questo caso approvata dalla Soprintendenza che ha dato l'ok al progetto vincitore - è considerata necessaria a reggere il peso di chi vi passerà sopra, e non resterà così ma sarà rivestita di blocchi di travertino, pronti a fare da "passerella". Il cantiere prosegue. E intanto, i giorni scorsi, accanto al cantiere, si è svolta una piccola cerimonia per rimettere sotto terra i frammenti di scheletri cinquecenteschi trovati sotto al Duomo mesi fa e che qualcuno avrebbe voluto vedere in una teca, ma che Soprintendenza, Curia e operatori hanno ricoperto perché «privi di valore storico e culturale». Elisabetta Giorgi