Si può intuire lo sconcerto sui volti dei devoti panteschi (impotenti o indifferenti?), in quel giorno, non poi così lontano solo dieci anni fa del marzo 2002, in cui una gigantesca ruspa si accanì sulle mura e sul campanile della chiesa principale di Pantelleria, abbattendola. L'edificio, situato in un punto strategico, affacciato sul porto e al centro del paese, non era medievale né barocco, ma esteticamente discreto e bello all'interno: era stato progettato attorno al 1940 da Enrico Del Debbio, autore dello Stadio dei Marmi e di gran parte del Foro Italico. Le cronache siciliane (scarse) narrano che fosse stata dichiarata pericolante, e così, al posto di un restauro da qualche tecnico dichiarato troppo dispendioso la Curia di Mazara del Vallo investì in un nuovo progetto, finanziato con i fondi della CEI (3,2 milioni) e dalla regione (1,3 milioni). Nonostante Pantelleria venga citata per i soliti, ormai triti, luoghi comuni (capperi, dam-musi e residenti illustri), l'inspiegabile demolizione, così come la recente costruzione, si notano, e non poco. La nuova Chiesa Madre, inaugurata in più riprese dal vescovo Domenico Mogavero (con paramenti liturgici di Armani) è un progetto di Gabriella Giuntoli (con opere scultoree di Ernesto Lamagna): un'enorme scrigno azzurro, simile ad un dammuso, sintetico e lineare, in grado anche di spostare l'asse visivo e formale verso suggestioni e battiti sacri vicini e lontani. In seguito ad atti di vandalismo ai danni della nuova chiesa Mogavero si è domandato perché qualcuno "si renda responsabile di un'azione del genere nei confronti di un bene pubblico". Ce lo chiediamo anche noi. Perché demolire un edificio storico (pubblico?) di pregio, per sostituirlo con uno nuovo seppure gradevole su un'isola in cui mancano molte cose, tranne lo spazio?