Alle cinque della sera il Pd abbandona il consiglio. Si va alla conta: solo 25 esponenti della maggioranza in aula. Ne mancano sei per assicurare il numero legale. Seduta interrotta. L'approvazione delle norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio in Campania slitta a data da destinarsi. Che l'iter del testo non sarebbe stato agevole, d'altronde, lo si era compreso sin dalle prime battute. Circa 600 gli emendamenti presentati dall'opposizione per sbarrare la strada ad una misura molto controversa. Quella che nelle intenzioni dell'assessore all'Urbanistica, Marcello Taglialatela, «libererà la Campania da norme urbanistiche ingessate, pur non toccando i vincoli paesistici». Quella contro la quale, però, si sono mobilitati Wwf, Italia Nostra, Legambiente ed intellettuali come Salvatore Settis, Alberto Asor Rosa, Vezio De Lucia. Contestano lo scorporo di 4 Comuni dal Piano urbanistico territoriale della costiera sorrentino - amalfitana; la possibilità di abbattere e ricostruire nei Comuni della zona vesuviana, dietro la quale - sostengono - potranno mascherarsi aumenti di cubature; l'opportunità concessa a chi abbia realizzato opere abusive di evitare l'abbattimento con le compensazioni ambientali, quindi piantando alberi e verde in altre aree. Inizia la seduta, mentre davanti al consiglio si svolge il presidio delle associazioni ambientaliste, e subito l'opposizione chiede all'assessore chiarimenti circa la bocciatura del provvedimento da parte di Gregorio Angelini, il dirigente regionale del ministero per i Beni Culturali. In una nota ufficiale di lunedì sera, il funzionario ministeriale infatti smentisce che il disegno di legge sia stato concordato e rileva, anzi, che la Regione non ha risposto alle osservazioni di merito formulate a fine luglio dal ministero. In particolare, ricorda a Palazzo Santa Lucia che la potestà legislativa in materia di tutela del paesaggio è nelle competenze dello Stato e non è materia concorrente nella quale la Regione possa introdurre propria specifica normativa. Di più, sottolinea la non conformità al Codice per i Beni culturali e paesaggistici di alcune disposizioni del disegno di legge regionale. L'assessore non si scompone: «Per un disguido sul sito del consiglio regionale è stato pubblicato il vecchio testo, privo delle modifiche suggerite dalla direzione regionale. Stamane ho inviato loro quello aggiornato». A chi rilevi l'anomalia per cui nessuno, in Regione, pare abbia spedito o consegnato per tempo agli uffici del Mibac di Palazzo Reale il testo che, secondo l'assessore sarebbe, conforme ai rilievi ministeriali, Taglialatela risponde: «C'è stato un problema di comunicazione, complice la pausa estiva». Come pure, sostiene, informazioni incomplete sono quelle pervenute nei giorni scorsi a Passera,il ministro dello Sviluppo Economico che sabato aveva definito «una follia» ogni ipotesi di nuove cubature nella zona rossa vesuviana. «Gli ho scritto una lettera dice e la mostra in cui chiarisco che nulla del provvedimento in esame permette nuove cubature. . Sostiene: «In ogni caso nella nota della direzione regionale dei Beni Culturali non ci sono osservazioni né sulla zona rossa né sull'area 7 (la penisola Sorrentina). Inoltre, tutta la parte vincolistica, men che meno quella su Velia, è stata toccata. Per Velia ci siamo limitati ad eliminare un finanziamento da 7 milioni che il precedente Consiglio aveva previsto senza che vi fosse copertura». Nello stesso momento, però, da Roma arrivano nuove bordate. Mario Catania, il ministro per le Politiche agricole, in una intervista al sito on line di Repubblica, a proposito del testo campano sul paesaggio, dice: «Qualsiasi forma di allentamento della legislazione in materia di edificabilità mi trova fermamente contrario». Al Consiglio regionale inizia la seduta e Gennaro Oliviero (Psi) chiede che siano recuperati alcuni emendamenti bocciati in commissione. Proposta respinta dal presidente Romano, dopo una sospensione di 45 minuti. Critica l'opposizione. «E' una sanatoria implicita in territori già stravolti dall'abusivismo edilizio», sostiene il capogruppo dell'Italia dei Valori: «Si apre la strada per la trasformazione del territorio e si incoraggia la politica del condono edilizio in favore dei soliti furbi», accusa Amato (Pd). «Non negoziamo sulla cementificazione selvaggia», gli fa eco il suo capogruppo, Peppe Russo. Fortunato (gruppo Cal-doro) se la prende invece con le sovrintendenze: «Non vogliono la legge perché hanno paura di perdere il loro potere». Toni accalorati, che riecheggiano peraltro in un'aula semideserta. A Roma, nel frattempo, il centrodestra tenta per l'ennesima volta di mettere in calendario al Senato un testo che riapra i termini del condono edilizio in Campania. Ma alla fine pesano i voti contrari degli altri partiti. La manovra anche stavolta fallisce.