Le giornate europee del patrimonio si celebrano oramai da venticinque anni ma questa edizione assume in Emilia Romagna un significato nuovo, nell'inevitabile confronto con le ferite provocate dal sisma che ha cambiato la percezione anche del patrimonio artistico. Lo conferma con amarezza anche Carla Di Francesco, della Direzione regionale nel presentare il programma che mette in evidenza lo sforzo di tenere aperto anche nelle zone colpite dal sisma. «Stiamo compiendo un lavoro molto importante di raccolta delle macerie, in collaborazione con i comuni e le parrocchie, che vengono stivate in depositi. Poi si studierà cosa si potrà ricostruire e come lo si farà, ma è certo che non sarà possibile riavere tutto. E p oi si terrà conto dell'uso dei quei beni: non ha senso recuperare una chiesa che non era frequentata anche prima del terremoto e magari tralasciare una parrocchia con molti fedeli. Si deciderà di volta in volta». Si può fare un bilancio dei danni? «Abbiamo una prima stima di 2 miliardi e mezzo di danni, ma la lista si sta implementando con una banca data di segnalazioni, 50mila fino ad oggi ma non tutte riguardano i beni artistici. Il patrimonio di cui ci dobbiamo occupare è vastissimo: ci sono i palazzi storici, le chiese, i musei, le biblioteche, i beni archeologici ma anche gli archivi, comunale e parrocchiali, tassello fondamentale per la storia locale». E i fondi ad oggi quanto ammontano? «Sono state emanate diverse ordinanze per stanziare fondi pro sisma ma non è semplice scorporare le spese e individuare quelli specifici per il patrimonio artistico. Anche l'ultimo stanziamento del fondo di solidarietà europeo, 670 milioni, non sappiamo come verrà ripartito. Comunque si parla di briciole. Tanto per capire la legge 122 ci assegna fondi per 5 milioni: appena sufficienti per riaprire qualche edificio e qualche museo». Oltre ai finanziamenti serve personale che lavori sui progetti. C'è una task force di esperti? «Subito dopo il sisma abbiamo potuto usufruire di un incremento del personale: sei storici dell'arte che lavorano su Modena e sette architetti della Direzione regionale sulle operazioni di verifica del danno, con la schedatura e l'analisi degli edifici per progettare i futuri interventi. Per fortuna questo lavoro extra, che costa quasi un milione di euro, può essere coperto da nostri fondi».