Alla fine del 2011 la sola Cina aveva riserve valutarie superiori all'equivalente di 3 mila miliardi di euro, molti dei quali detenuti in varie valute forti. Un ammontare pari al 50 del pil del Paese che, giova ricordarlo, è il secondo al mondo dopo quello americano, avendo già, l'economia di Pechino, superato quella giapponese. Si tratta del più importante ammontare di capitale disponibile a essere investito su scala planetaria che l'economia mondiale conosca. Un giacimento di riserve che fotografa, senza eccessivi filtri, il rapido mutamento degli equilibri economico-finanziari che la globalizzazione ha prodotto. Per uscire dalla crisi, che da ormai cinque anni caratterizza le economie occidentali, i capitali cinesi sono importanti tanto quanto lo sono le tante nuove banconote stampate dalla Bce, dalla Fed o dalla Bank of England per acquistare titoli di Stato sul mercato primario o secondario. Ma come e, soprattutto, in quali settori sono interessati e disponibili a investire i cinesi? Ovviamente, come stanno già facendo da qualche anno, comprano competenze, brand e tecnologie in settori manifatturieri e tecnologici avanzati come testimoniano lo shopping dei pc di Ibm o dell'auto svedese. Ovviamente, investono in infrastrutture strategiche nel supportare al meglio il ciclo di export dell'economia di Pechino, come certificano, tra i tanti, gli investimenti nel porto del Pireo in Grecia o il tentativo di fare altrettanto negli Usa. Ovviamente, comprano terra in Africa e, se possono, contratti di lungo periodo con produttori di materie prime per garantirsi i maggiori bisogni di consumo futuri. Ma i cinesi, presto, cominceranno anche a investire le loro ingenti riserve per trarre profitto dalla nascita, proprio nel più popoloso Paese del mondo, di una massa di consumatori abbienti che hanno la possibilità di viaggiare e muoversi facilmente sull'intero pianeta come mai è avvenuto in tutti i secoli precedenti. Il turismo di massa cinese sarà anticipato dagli investimenti in infrastrutture alberghiere e nei principali luoghi di vacanza. Soprattutto, gli investitori cinesi cercheranno di approfittare della crisi del debito di alcuni Paesi ricchi di patrimonio culturale, come l'Italia o la Grecia, per ottenere concessioni lunghe per la loro gestione. I cinesi sono gli unici a poter organizzare e, in qualche modo, garantire, un flusso di visite importanti nel lungo periodo, quindi anche gli unici a poter mettere sul piatto tanti soldi per gestire in concessione il Colosseo o gli Uffizi. Una privatizzazione nella gestione di risorse culturali che debbono essere valorizzate al meglio nel nuovo contesto globale: possedere un ingente patrimonio oggi significa organizzarlo per farlo rendere al meglio, regola che vale anche per i beni artistici.
Perché non dare ai cinesi la gestione degli Uffizi?
La Cina ha riserve valutarie superiori a 3.000 miliardi di euro, il 50% del PIL del paese. Questo ammontare di capitale è il più grande investibile su scala planetaria. La Cina sta investendo in settori come la tecnologia, la manifattura e le infrastrutture strategiche. Compra competenze, brand e tecnologie in settori avanzati. Investe in infrastrutture nel supporto al ciclo di esportazione dell'economia cinese. Compra terra in Africa e contratti di lungo periodo con produttori di materie prime. I cinesi investiranno anche nel turismo di massa, soprattutto in infrastrutture alberghiere e luoghi di vacanza.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo