I pezzi esposti nella «casina degli inglesi» lasceranno il luogo del ritrovamento Taormina. Le antichità taorminesi sono tornate nel luogo in cui erano state un tempo ritrovate; ma vi è rammarico perché alcune di esse saranno presto restituite ai musei che le hanno prestate. Come si ricorderà, nella «casina degli inglesi» del Teatro Antico è stata inaugurata l'esposizione permanente dal titolo: «La Niobide della collezione Villafranca e le antichità taorminesi». In sostanza, dopo tanti anni di attesa, Taormina ha una sua esposizione interessantissima dal punto di vista storico. E' tornata inoltre visibile, in quella che fu sede dell'Antiquarium ottocentesco del Teatro, l'importante collezione epigrafica di Taormina che viene annoverata spesso nei testi degli studiosi. L'occasione è stata propizia per esporre, per la prima volta a Taormina, anche la bella testa marmorea di Niobide, forse ritrovata proprio nella stessa area. Questa faceva parte, prima della collezione San Martino De Spuches, poi Alliata di Villafranca, e fu acquistata dalla Soprintendenza di Palermo in occasione di un'asta battuta a Firenze nel 2004. Adesso è, appunto, in prestito temporaneo e potrebbe tornare a Palermo. In tanti pensano, però, che potrebbe rimanere nella «Perla». La testa è la più ammirata delle opere esposte. Al manufatto è stata accostata un'altra testa di marmo pario recuperata dall'area dell'orchestra del Teatro. Raffigurante forse anch'essa una Niobide, potrebbe essere pertinente, al pari dell'altro esemplare, a un gruppo scultoreo di grandi dimensioni risalente al I secolo a. C.. Assieme a questi due pezzi che testimoniano la storia di Taormina rimane esposto il cosiddetto «Lapidarium» o «raccolta epigrafica». Taormina ha restituito, infatti, una sorprendente quantità di epigrafi, straordinaria per la Sicilia e con pochi confronti nel mondo antico. Si tratta, soprattutto, di iscrizioni greche di carattere pubblico, delle quali in questa sala è esposta una significativa scelta. Le iscrizioni pubbliche greche (tavole degli Strateghi, dei Ginnasiarchi e rendiconti finanziari), cronologicamente piuttosto omogenee, sono databili tra II e I secolo a. C., comunque prima della trasformazione di Taormina in colonia avvenuta nel 36 o 21 a. C. Il ricco corpus di iscrizioni taorminesi offre un immediato contatto con la società che le ha espresse, contribuendo a illuminare molti aspetti della vita pubblica e privata. Mauro Romano 19092012