L'ex soprintendente: ora deciderà la Procura NAPOLI Il mandato di Stefano Gizzi al vertice della Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per Napoli e provincia è scaduto il 26 agosto. Ma è da ieri che l'architetto ufficialmente non ricopre più l'incarico. Al suo posto è stato nominato Giorgio Cozzolino, mentre Gizzi è in attesa di conoscere la sua nuova destinazione: lui ha chiesto le Marche e l'Abruzzo. Non Napoli. Come mai, soprintendente? Troppe polemiche qui a Napoli? «No, credo che in generale dopo alcuni anni in una sede sia meglio cambiare. Personalmente, a Napoli sono stato quattro anni e mezzo e mi sono trovato benissimo. Sono onorato di aver lavorato in una città che già conoscevo, relativamente, per avervi trascorso parte dell'infanzia. I miei nonni vivevano a Napoli e in seguito ho seguito in città la Scuola di restauro con Roberto Di Stefano. Mi aveva convinto a venire, anche per cambiare dopo la laurea a Roma, il mio professore Arnaldo Bruschi. Allora sono rimasto fino alla fine degli anni Ottanta. Questa da soprintendente è stata un'esperienza estremamente positiva. Credo di aver lavorato bene, di aver migliorato i rapporti soprattutto con gli atenei: Federico II, Seconda Università, Parthenope, Suor Orsola. Oggi la Soprintendenza ha molte convenzioni con le università. Poi c'è il rapporto con i Comuni e con il Metrò, positivo ma su posizioni diverse». Per esempio in che caso? «Ci sono state discussioni a proposito di alcune fermate delle linee del Metrò. Si è deciso di smontare e rimontare i reperti rinvenuti, per esempio il tempio romano venuto alla luce in piazza Nicola Amore, di cui si sta studiando la sistemazione. Ma il mio unico rammarico è un altro». Quale? «La questione dell'abusivismo edilizio dilagante nelle isole, soprattutto a Ischia e in parte a Capri. Non sono riuscito a incidere molto, ed è andato via anche il procuratore De Chiara che ha molto combattuto per trovare un giusto equilibrio». Torniamo in città. «Ci sono le annose questioni di Bagnoli, del Porto. Per il Porto sono riuscito a fare un accordo di programma con l'Autorità e il Comune per il water front, che prevede di salvare e raddoppiare con un'addizione contemporanea il contenitore dei Magazzini generali, fulcro del nuovo progetto. Però è rimasto tutto fermo, come a Bagnoli». E come i «baffi» della scogliera davanti alla rotonda Diaz... «Ma quelle sono cose transeunti...». Passeggere, dice? Ma i «baffi» sono ancora lì. E il giorno dopo la line delle partite di Coppa Davis, il sindaco ha già detto che vorrebbe un'arena stabile per spettacoli ed eventi sportivi sul lungomare. «A proposito della Coppa Davis, come è finita? Sa, sono stato in Messico». L'Italia ha vinto. Ma che ne pensa dell'arena stabile? «So che ne ha parlato anche De Laurentiis. Dal punto di vista architettonico non ci sarebbe alcuno scandalo. Dal punto di vista monumentale, si dovrebbe rivedere il vincolo o il Comune dovrebbe rispettarlo. La scogliera invece va sicuramente rimossa, come previsto. Scapitozzando i baffi si riuscirebbe anche a levare la parte corrispondente di massicciata a ridosso del muro borbonico. Ma eravamo in attesa degli studi meteo-marini, c'è stato agosto di mezzo... Spero che lo facciano». Spera? Suvvia, ammetta che a Napoli i vincoli sono inutili. «Le do ragione. Il vincolo è importante più come fatto culturale. In alcuni casi ho usato il vincolo come stimolo per una progettazione nuova: sembra paradossale ma non lo è. Per esempio ad Eisenman, a proposito della nuova stazione della Circumvesuviana a Pompei, abbiamo posto il vincolo della vecchia stazione ferroviaria. Prima c'è rimasto male, poi ne ha tratto spunto per inglobare la struttura nella nuova architettura e ci ha ringraziato». Sulla scogliera, invece, le sue indicazioni sono state finora disattese e c'è un'inchiesta della Procura. A proposito, l'ha chiesta lei? «No, c'era stata una segnalazione anonima e i magistrati ci hanno chiesto la documentazione. Probabilmente, se non saranno rispettati gli impegni, interverranno. Dal canto mio, credo che il rapporto prima con la Iervolino e poi con de Magistris sia stato franco e leale». Anche se l'amministrazione non mantiene gli impegni? «Se la motivazione per cui si va per le lunghe è economica o tecnica, in questo caso gli studi meteo-marini, un po' si può aspettare. Sarebbe diverso se venisse meno il principio della leale collaborazione tra le istituzioni». Più in generale, cosa pensa del lungomare «liberato»? «Il problema più complesso è trovare funzioni appropriate, invece di proposte estemporanee. E per farlo bisogna mettersi intorno a un tavolo tutti insieme e discutere. Sport, attività ricettive possono andare bene. Ma non bisogna commettere l'errore di creare una zona viva di giorno che di sera è morta e pericolosa». Com'è stato per piazza Plebiscito. «Be', lì è diverso, è una piazza neoclassica e un luogo metafisico: il vuoto è anche positivo». Di sera è un vuoto nero e pericoloso. «Quello è un problema di sorveglianza». A proposito di piazza Plebiscito, i Verdi, che le addebitano una gestione «ultra conservatrice e imbalsamatrice», ora auspicano che il suo successore autorizzi i tavolini appunto al Plebiscito. Inoltre l'attaccano per non essere favorevole all'abbattimento delle Vele di Scampia e di non aver impedito ai dipendenti della Soprintendenza di parcheggiare le proprie auto all'interno di Palazzo Reale. Cosa replica? «Mi piacerebbe parlare un po' con loro. Piazza Plebiscito, secondo me, dovrebbe ospitare spettacoli meno demagogici, musica classica senz'altro, perché i cittadini dovrebbero essere educati ai luoghi per quello che sono. Invece ci sono abusi degli stessi magistrati, come a Palazzo Serra di Cassano, che non si riesce ad eliminare. Tornando ai concerti, penso che gli altri si possano fare altrove. In alcune piazze della periferia, all'ippodromo, nella Mostra. Quanto alle auto nel Palazzo Reale, è una questione che va avanti da anni. Solo De Cunzo è riuscito a impedire che parcheggiassero lì, quando non esistevano i sindacati. Sono loro stessi i primi a opporsi alla chiusura. Comunque ora possono entrare soltanto nella spianata e non nei cortili. Certo sarebbe meglio se non entrassero affatto, come altrove. Per quanto riguarda Scampia, io ho sempre sostenuto che le Vele vanno recuperate con una funzione mista residenziale e universitaria. Non ha senso abbatterle perché sono state progettate e realizzate da un grande architetto, Franz Di Salvo, e costituiscono un segno della progettazione degli anni '60 e'70. Sicuramente non dev'esserci posto per droga e criminalità. Bisogna renderle vivibili, dare la possibilità a chi ci sarà di avere un contorno migliore di oggi. Peraltro il Comune aveva incaricato la facoltà Architettura di fare proposte, che stanno lì. Le abbiamo presentate a de Magistris e all'assessore e De Falco, e abbiamo chiesto loro come intendano utilizzare gli studi che hanno finanziato. Ma non abbiamo saputo nulla». Cosa dirà a Cozzolino, ha un consiglio per lui? «Solo di ragionare con la propria testa, ma lo farà sicuramente. Lo ha già fatto nelle Marche». Lì, adesso, toccherà a lei? «Forse, deciderà la direttrice regionale Lorenza Mochi Onori». L'ex soprintendente del Polo Museale di Napoli? «Esatto. Comunque, dalle Marche o dall'Abruzzo, io spero di mantenere un rapporto fecondo con Napoli».