Il presidente prende atto dell'esito negativo delle ricerche Ma per il Leonardo fantasma propone di affidarsi all'Opificio delle Pietre Dure Con lo spirito dissacrante che a Firenze non manca mai, i detrattori raccontano che nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio è apparso un nuovo capolavoro: la «Rottamazione della Battaglia d'Anghiari». Epiteto dai doppi sensi (anche politici) e probabilmente ingeneroso per una ricerca finanziata con 250 mila dollari dal National Geographic e voluta fortissimamente dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Eppure l'ultimo capitolo della vicenda sembra andare nella direzione di un epilogo inglorioso e pochi giorni fa è iniziata l'«operazione tappabuchi», la copertura dei sei fori sulla parete est del blasonato Salone (sulla quale trionfa un affresco di Giorgio Vasari) che avrebbero dovuto svelare, insieme ad altri buchi che però non hanno ottenuto il permesso della sovrintendenza, l'opera fantasma di Leonardo nascosta, si narra, in un'intercapedine. Molti però manifestano rimpianto per lo stop ai lavori. E tra questi c'è Sergio Giunti, presidente dell'omonimo gruppo editoriale, che prima di altri aveva capito l'importanza della ricerca e l'aveva patrocinata. Deluso? «Ovviamente mi dispiace risponde Giunti anche perché la soluzione di quel problema stava a cuore della Fondazione Renato Giunti, che presiedo. E il rammarico è reso più acuto dal fatto che non si è neppure potuto rispondere in maniera definitiva al quesito fondamentale: rimangono tracce della pittura murale di Leonardo? Non conosco nel dettaglio la motivazione con la quale la sovrintendenza ha negato l'autorizzazione a praticare nuovi fori. Suppongo che sia stata ispirata da preoccupazioni fondate. Rimango uno dei tantissimi ai quali sarebbe piaciuto poter avere un responso chiaro e definitivo sull'esistenza di tracce superstiti del capolavoro leonardesco». Sergio Giunti, imprenditore e uomo di cultura, è convinto che la ricerca sull'opera scomparsa di Leonardo debba continuare, anche se riconosce qualche errore commesso durante l'operazione. «Non si è messo in condizione l'Opificio di compiere le controanalisi», sottolinea. «Personalmente, avrei prestato attenzione alla richiesta di compiere un modesto numero di nuovi micro-saggi in zone non delicate o bisognose di restauro dell'affresco vasariano. A condizione però che le analisi dei prelievi venissero condotte dall'Opificio delle Pietre Dure». La ricerca della «Battaglia d'Anghiari» ha suscitato polemiche soprattutto nella comunità scientifica. Più di 500 esperti internazionali firmarono a inizio lavori un appello per bloccare i lavori giudicati non solo antiscientifici, ma addirittura pericolosi. Si fece bene a proseguire la ricerca? Sergio Giunti non ha dubbi: «Certo, penso che si sia fatto bene a non dare ascolto alla richiesta dei firmatari dell'appello perché venisse negata l'autorizzazione alle ricerche. Una volta garantito il controllo dell'operazione da parte dell'Opificio delle Pietre Dure, quali preoccupazioni potevano sussistere?». E le accuse lanciate al sindaco Matteo Renzi di aver trasformato la caccia al Leonardo perduto in un enorme spot elettorale? «Non mi scandalizzerei se Renzi avesse messo nel conto anche un ritorno d'immagine sulla sua persona e funzione. Ma la questione era e resta di tale importanza oggettiva che limitarsi a valutazioni del tipo "a chi giova" mi pare francamente riduttivo. La scoperta di tracce del dipinto murale leonardesco avrebbe avuto un richiamo straordinario, con ritorni tangibili di immagine e di turismo qualificato per Firenze. Per rendersene conto basta osservare l'incredibile eco mediatica globale che hanno avuto le comunicazioni sull'avvio delle ricerche, durante il loro svolgimento e sui loro esiti, purtroppo non dirimenti». E adesso quale sarà il futuro della «Battaglia d'Anghiari?». La rottamazione perpetua o una resurrezione clamorosa? Il presidente Giunti guarda al domani con un certo ottimismo. Spera che attraverso una «discussione serena si possa giungere a un accordo» per proseguire la ricerca «senza danni per l'opera del Vasari e con approccio collaborativo tra équipe di ricerca e sovrintendenza. Sono sicuro che, se gli esiti saranno positivi conclude Sergio Giunti , le tecnologie consentiranno di far riemergere quello che rimane di un grande capolavoro». Sponsor Sergio Giunti, 75 anni, fiorentino, è alla guida della omonima casa editrice e della fondazione. Ha promosso le ricerche della «Battaglia d'Anghiari»
Corriere della Sera
18 Settembre 2012
Battaglia d'Anghiari, l'editore Giunti ci crede ancora
MA
Marco Gasperetti
Corriere della Sera
Il presidente Sergio Giunti, del gruppo editoriale Sergio Giunti, ha espresso delusione per lo stop ai lavori di ricerca sulla Battaglia d'Anghiari, un dipinto murale di Leonardo da Vinci che si credeva fosse nascosto in un'intercapedine del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. La ricerca era stata finanziata con 250 mila dollari dal National Geographic e voluta dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi. L'Opificio delle Pietre Dure aveva iniziato a praticare nuovi fori nella parete per cercare di svelare l'opera nascosta, ma la sovrintendenza aveva negato l'autorizzazione.
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