Nei capoluoghi solo duemila domande, fa eccezione la Sicilia dove le istanze sono 6.500 Hanno influito la scarsa chiarezza della normativa e l'intreccio di competenze tra Comuni e Regioni. L'interesse per la controversa misura che depenalizza gli abusi commessi fino al 30 settembre 2004 nelle aree vincolate è stato tiepido: 10 domande a Milano, 60 a Napoli, 37 a Bologna, 75 a Torino, 124 a Bari (la città dell'ecomostro di Punta Perotti), 20 a Genova, 31 a Firenze, 68 a Venezia, nessuna a Cagliari, nessuna a Pescara, nessuna a Campobasso. A Roma il Comune ha ricevuto due istanze, ma nel Lazio si è creato un pasticcio di competenze e, alla fine, è stata soprattutto la Regione a fare da centro di raccolta, arrivando a protocollare circa mille domande, fra le quali diverse si riferiranno senz'altro alla capitale. Per le casse dello Stato non si tratterà di grandi introiti. Non che ci fossero previsioni sulle entrate. Le sanzioni che si devono pagare per ottenere il condono non si possono, infatti, quantificare a priori, perché sono legate alla tipologia e all'entità dell'abuso. Ma si è molto distanti dagli incassi che si potevano sperare se fosse stata rispettata una proiezione di Legambiente, che, sulla base del condono edilizio, aveva stimato in 60mila le domande per la sanatoria paesaggistica. I dubbi. Non c'è da pensare (purtroppo) che lo scarso successo del condono paesaggistico sia dovuto alla mancanza di abusi. I numeri che si registrano in occasione di ogni condono edilizio decine di migliaia di domande depongono per il contrario. Se poi si considera che quasi il 50 del territorio del nostro Paese è sottoposto a vincolo, si fa presto a concludere che le ragioni del flop sono altre. Intanto, ha giocato il fatto che già il condono edilizio era piuttosto esteso e arrivava ad ammettere la possibilità di regolarizzare determinati interventi realizzati ili zone vincolate. Ad aver pesato maggiormente è, però, la difficoltà di inter-pretazione della norma. I commi 37 e 38 dell'articolo unico della legge 308 del 2004, infatti, dicono a chiare lettere che il condono paesaggistico estingue il reato. Non c'è, però, alcuna precisazione sugli effetti amministrativi della sanatoria. In altre parole, non si sa a quale destino vada incontro l'abuso che si intende condonare. Come confermano molte amministrazioni locali, il rischio è che l'opera abusiva, pur regolarizzata, debba essere abbattuta. Ciò che il condono assicura è, infatti, solo la depenalizzazione del reato. A questa interpretazione se ne affianca, però, un'altra, secondo la quale il condono amministrativo e, dunque, la conservazione del manufatto costruito è reso implicito dall'ottenimento della compatibilità ambientale. Come si può, infatti, demolire una costruzione (pur abusiva) riconosciuta in sintonia con il paesaggio circostante e per sanare la quale è stata pagata la sanzione? La circolare. La scarsa chiarezza della norma frutto del contrastato iter parlamentare e delle accese polemiche che hanno accompagnato il condono, fatto digerire con forza sia al ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, che a quello dell'Ambiente, Altero Matteoli potrebbe essere dissipata da una circolare interpretativa del ministero dei Beni culturali. Di cui, però, ancora non c'è traccia. Nell'attesa dei chiarimenti, le amministrazioni locali (Comuni o Regioni) dovranno iniziare a esaminare le domande e inviarle, per il parere, alle Soprintendenze. Ancora prima dovranno, però, risolvere il problema delle competenze: in diverse realtà, infatti, non si è ancora stabilito a chi tocchi occuparsi di questo condono.
Fallito il condono ambientale
Il condono paesaggistico per gli abusi edilizi commessi fino al 30 settembre 2004 nelle aree vincolate ha ricevuto un numero limitato di domande. A Milano, Napoli, Bologna, Torino, Bari, Genova, Firenze, Venezia e Roma si sono registrate poche istanze. A Cagliari e Pescara non ci sono state domande. Il Comune di Roma ha ricevuto solo due istanze, mentre la Regione Lazio ha protocollato circa mille domande. Le sanzioni per il condono non possono essere quantificate a priori, ma si aspettano comunque entrate limitate. I dubbi sulla ragione del flop del condono paesaggistico sono legati alla scarsa chiarezza della normativa e alla difficoltà di interpretazione.
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