Qualche precisazione sulla questione dei libri di Marotta e dell'Istituto studi filosofici Ha fatto e continua a far scalpore la notizia che, per sopraggiunte difficoltà economiche e ritardi burocratici nella realizzazione d'iniziative regionali già deliberate, un gran numero di libri dell'Istituto Italiano per gli studi filosofici, nell'impossibilità di pagare l'affitto dei locali in cui erano ospitati, abbia dovuto traslocare in un deposito a Casoria. La notizia è stata oggetto, sui giornali cittadini e nazionali, oltre che sui blog, di numerosi commenti e accorati appelli. C'è pero un dettaglio che, forse per esser fin troppo evidente a chi ha conoscenza diretta dell'Istituto, non è stato sufficientemente sottolineato. In realtà, la biblioteca da salvare, intorno alla cui leggendaria acquisizione da parte di Gerardo Marotta già raccontata a suo tempo da Ermanno Rea in Mistero napoletano e in questi giorni rievocata con passione e nostalgia da Aldo Masullo sulle colonne del Mattino è nato l'Istituto per gli studi filosofici, non è mai stata una vera e propria biblioteca, voglio dire una biblioteca strutturata e funzionante, con un catalogo, una sala di lettura, un eventuale ufficio prestito, e via dicendo. Insomma, non è che ora si chiuda la biblioteca dell'Istituto, ma più precisamente si rinvia sine die la sua apertura al pubblico, che almeno all'inizio appariva non solo auspicabile ma necessaria. Da quasi quarant'anni, da quando cioè l'Istituto è stato fondato nel 1975, si è sempre detto ch'esso avrebbe avuto bisogno d'una sede pubblica adeguata per ospitare i tantissimi libri che l'avvocato Marotta avrebbe voluto mettere a disposizione degli studiosi, soprattutto dei giovani, invitati a partecipare alle altrettanto numerose iniziative culturali organizzate dall'Istituto, sotto forma di conferenze, convegni e lezioni della Scuola di alta formazione. In un primo momento, il complesso monumentale dei Gerolomini sembrava sul punto d'ospitare l'Istituto, consentendogli d'avere locali idonei per una vera e propria biblioteca; poi però, dopo il 23 novembre del 1980, i Gerolomini furono occupati dai terremotati, e pian piano si capì che il progetto di trasferirvi l'Istituto sarebbe sfumato. Nel frattempo, le iniziative culturali e le attività didattiche della creatura dell'avvocato Marotta crescevano, il suo prestigio e la sua notorietà s'imponevano in Italia e all'estero, si moltiplicavano i contatti con le Università e i centri di ricerca europei e americani e, in conseguenza di ciò, proliferavano le collaborazioni editoriali. Ma anche a Palazzo Serra di Cassano, sede prestigiosa ed evocativa dove l'Istituto si trasferì dopo il terremoto, le migliaia e migliaia di libri dell'avvocato Marotta, per carenza di spazio, per mancanza di fondi, e per chi sa quanti altri motivi, non riuscirono a trasformarsi in una vera e propria biblioteca. Ora, però, le cose stanno cambiando. In concomitanza con la contrazione della spesa pubblica, di cui risentono in modo particolare gli studi umanistici, si può constatare e forse deplorare che in tutti questi anni alla ricchezza di eventi culturali, il cui valore è fuori discussione, ma la cui durata è molto limitata nel tempo, non ha corrisposto la produzione di un'opera duratura, qual è una biblioteca funzionante. È mancata la trasformazione in istituzione pubblica di un fondo librario ricchissimo ma sprovvisto di adeguata organizzazione. Questa carenza non ha impedito al1'Istituto di aprire al mondo i confini culturali della nostra città, conquistandosi una solida fama nella Repubblica delle lettere. Questo suo innegabile merito forse spiega perché nessuno facesse più caso alla mancata apertura della biblioteca. Magari la crisi economica sarà l'occasione per riscoprirne la necessità.