Il caos e il degrado regnano ormai indisturbati in quello che una volta era il Bel Paese. "A causa degli incendi si è già verificata una strage di 14 milioni di animali tra mammiferi, uccelli e rettili che popolavano i boschi italiani andati in fumo dove sono peraltro migliaia le varietà vegetali danneggiate dagli incendi come i boschi di querce, di faggio, di castagno, di cerro, ma anche i funghi e le erbe aromatiche": E' quanto si legge in un'analisi della Coldiretti sui danni provocati dai 6.200 roghi ( 74) divampati dall'inizio dell' anno, secondo il Corpo forestale dello Stato, su circa 35 mila ettari di terreno. Per quanto concerne il patrimonio culturale, danni incalcolabili si sono verificati nella Biblioteca dei Girolamini di Napoli, talché l'ex direttore Massimo Marino De Caro e altre quattro persone sono stati arrestati con l'accusa di furto di volumi e manoscritti (almeno 257 secondo l'accusa). Sempre a Napoli un altro disastro riguarda [Istituto italiano degli studi filosofici che, nel Palazzo Serra di Cassano, ha una biblioteca di oltre 300 mila volumi. Poiché il governo non eroga i fondi dovuti, il presidente del prestigioso Istituto, l'avvocato Gerardo Marotta è stato costretto a vendere tutti i suoi beni, quelli della moglie e la stessa eredità dei figli per mantenere in vita questo istituto e la sua biblioteca. La domanda che sorge di getto è allora la seguente: ci troviamo di fronte alla barbarie, benché i nostri attuali ministri vengano dalle più quotate università, o è d'uopo evocare una sorta di vandalismo ultraliberista? Non si contano, peraltro, a livello regionale e locale le miriadi di imitatori impegnati a liquidare istituti culturali e biblioteche in nome della cosiddetta "spending review" (nome accattivante attribuito alla brutale dismissione del patrimonio pubblico di questo Paese). Che dire poi del destino del patrimonio monumentale? Di fronte al crollo di una trave di legno della villa dei Misteri a Pompei (ultimo episodio di una sequela, che appare interminabile, di incidenti dovuti all'incuria governativa), la tentazione è quella di lanciare un appello provocatorio: perché non riseppelliamo Pompei e tanti altri beni archeologici, per sottrarli al destino di abbandono cui una classe dirigente indegna di tale nome li ha consegnati? Forse in un lontano futuro si avrà una maggiore considerazione dell'arte, della storia e del paesaggio. Sennonché, lo sappiamo, è difficile trovare terra non inquinata con cui coprirli, dato che la "civiltà" della spazzatura, della plastica e dei liquami contamina e degrada con i suoi veleni ogni lembo di terra, per non parlare dei mari e dello stesso cielo.