«Pressioni sull'Enac" VENEZIA La torre di Pierre Cardin finisce in tribunale. Il presidente di Italia Nostra Roma, Carlo Ripa di Meana e sua moglie Marina hanno presentato un esposto contro il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, il governatore Luca Zaia, e il sindaco Giorgio Orsoni. «Il reato ipotizzato - ha spiegato Ripa di Meana - è quello di abuso d'ufficio. Le pressioni delle istituzioni ministeriali e venete, dopo il diniego dell'Enac sono inaccettabili». Il titolare dell'Ambiente Clini, controbatte: «L'iniziativa di Ripa di Meana è una sciocchezza». VENEZIA Il caso del Palais Lumière di Pierre Cardin - il mega progetto urbanistico con grattacielo di 256 metri che lo stilista veneto-francese vorrebbe realizzare a Porto Marghera - finisce in Procura. Venerdì mattina, il presidente di Italia Nostra Roma, Carlo Ripa di Meana e sua moglie Marina hanno presentato un esposto contro il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, il governatore del Veneto, Luca Zaia, e il sindaco della Serenissima, Giorgio Orsoni. dl reato ipotizzato - ha spiegato ieri alla stampa Ripa di Meana - è quello di abuso d'ufficio. Le pressioni delle istituzioni ministeriali e venete, dopo il diniego dell'Enac (l'Ente nazionale aviazione civile aveva espresso parere negativo sulla torre, alta tre volte e mezzo il campanile di San Marco, perché ostacolerebbe la navigazione aerea del vicino aeroporto Marco Polo, ndr) sono inaccettabili». Motivo per cui l'ex ministro dell'Ambiente (Ripa di Meana, tra l'altro, in passato ha presieduto la Biennale di Venezia e si era candidato alla poltrona di primo cittadino del capoluogo lagunare) si è rivolto alla magistratura. «Mi astengo da giudizi estetici - precisa - ma non si può derogare sulla sicurezza di un aeroporto intercontinentale. Non ci piegheremo al morso del potere e ci batteremo in tutti i modi. E grave che si strumentalizzi lo smarrimento della società italiana per far passare proposte delle quali si dovrà chiarire l'entità finanziaria. Pierre Cardin, a 91 anni, è sicuro di poter garantire un investimento così ingente (la cifra stimata oscilla tra 1,7 e 3 miliardi di euro)? O Venezia finirà come Caracas, con l'ennesima "grande incompiuta" occupata dagli squatter?». La moglie Marina, legatissima a Venezia («è lì che io e Carlo ci siamo innamorati») rivela di avere chiesto spiegazioni al ministro Clini, incontrato durante la Biennale di Architettura: Si è detto entusiasta - riferisce la compagna di molte battaglie - perché l'opera creerà nuovi posti di lavoro. Mi è sembrato di capire che la realizzazione sia data per certa: i veneziani ne sono consapevoli?». Italia Nostra, oltre alla guerra delle carte bollate, sta mobilitando l'intellighenzia contraria al «mostro» che stravolgerebbe lo skyline di Venezia. Sono tante le voci autorevoli - dall'architetto Paolo Portoghesi all'archeologo Salvatore Settis, dallo scrittore Raffaele La Capria al consigliere del Mibac Franco Miracco - che hanno contestato l'intervento. Il titolare dell'Ambiente Clini, infastidito dalle polemiche, controbatte: «Ripa di Meana è molto simpatico, ma la sua iniziativa è una sciocchezza e una perdita di tempo. Questi signori dei salotti non si sono mai sporcati le mani con la riqualificazione ambientale». Già, ma la torre di 256 metri potrebbe compromettere la sicurezza del traffico aereo. «L'Enac tragga le sue valutazioni, sull'altezza si può discutere - concede il ministro -. Il mio interesse è che sia bonificata un'area industriale dismessa con un piano apprezzabile sia per il risparmio energetico, sia per il potenziale in termini di occupazione. Chi lo critica perché non protestava 50 anni fa, quando a Marghera c'erano le ciminiere?». L'Enac, nel frattempo, non si sbilancia: «Abbiamo ricevuto un articolato studio aeronautico per la valutazione del rischio - fanno sapere dagli uffici romani dell'Ente - che è oggetto di attenta valutazione».