Verrà nuovamente interrata la Pompei dell'Età del bronzo Toccherà di nuovo al sottosuolo il compito di custodire il Villaggio Preistorico di Nola. A breve l'area del sito ormai noto come la Pompei dell'Età del Bronzo sarà interrato e delle capanne non resterà che una ricostruzione in scala reale. Una scelta drastica per risolvere il problema dell'innalzamento della falda acquifera che da anni causa l'allagamento della straordinaria testimonianza riportata alla luce poco più di dieci anni fa, in località Croce del Papa. Era il 2001 quando, durante i lavori di costruzione di un centro commerciale, affiorarono i resti di un villaggio del Bronzo Antico (periodo compreso tra la seconda metà del III millennio e il XVII secolo a.C.), sigillato da un'eruzione del Vesuvio 4000 anni fa. Una scoperta unica per le condizioni del seppellimento: dopo essere stato ricoperto da circa un metro di pomici e una pioggia di ceneri, l'insediamento fu sommerso da un'alluvione fangosa che penetrò all'interno delle capanne e ne inglobò le strutture insieme a tutto ciò che era al loro interno, garantendo la conservazione anche dei minimi dettagli, rimasti impressi nel calco formato dal fango. Al momento dello scavo moltissimi particolari erano perfettamente leggibili: l'orditura dei tetti, i fasci di paglia e giunchi con cui erano ricoperte le pareti esterne delle tre capanne riportate alla luce, le trame dei tessuti e persino le impronte di spighe di grano e di altri vegetali, rimasti incastonati nei vasi che gli abitanti abbandonarono tra le pareti domestiche al momento dell'eruzione. Un sito sorprendente anche per le informazioni sulle attività produttive che la comunità lasciò in sospeso per sfuggire alla catastrofe. Non molto distante dalle capanne, infatti, una vasta area all'aperto era occupata da forni per la cottura della ceramica e da una struttura per il ricovero degli animali fatta di argilla ed elementi vegetali, al cui interno gli archeologi trovarono gli scheletri aggrovigliati di un piccolo gregge travolto dalla colata piroclastica. Gran parte del villaggio è ancora da scavare, ma l'acqua di falda non dà tregua neanche alla porzione già scoperta. Col passare del tempo i continui allagamenti hanno già provocato smottamenti del terreno e danni irreparabili alle strutture antiche, come lo schiacciamento di una delle capanne dopo il crollo della parete orientale dello scavo, nel gennaio dei 2011. Gli interventi finora messi in atto per fronteggiare il dissesto idrogeologico in corso sono stati vani: per ridurre il livello dell'invaso e mettere l'area in sicurezza sarebbe necessario un progetto costosissimo. E così enti e istituzioni cui competono la conservazione e la tutela del sito (acquisito dalla Regione Campania nel 2007 e successivamente consegnato alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei) hanno optato per la soluzione più dolorosa - l'interramento - al fine di scongiurare la definitiva scomparsa di ciò che la forza devastatrice del Vesuvio ha salvaguardato per secoli.
Nola, il villaggio torna alla preistoria
La Pompei dell'Età del Bronzo, un villaggio preistorico scoperto nel 2001, sarà nuovamente interrato a causa dell'innalzamento della falda acquifera che causa allagamenti nella zona. L'area del sito, noto come la Pompei dell'Età del Bronzo, sarà coperta di nuovo con pomici e ceneri per proteggere le strutture e i reperti archeologici. La decisione è stata presa dopo anni di tentativi di risolvere il problema dell'innalzamento della falda acquifera, che ha causato danni irreparabili alle strutture antiche. L'interramento è considerato la soluzione più dolorosa, ma è stato scelto per scongiurare la definitiva scomparsa del sito.
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