Il paesaggio non si tutela solo con i vincoli Qui dobbiamo vivere: ci servono anche minimi aumenti volumetrici Carmine Esposito, primo cittadino di Sant'Anastasia: senza sviluppo questo territorio continuerà a morire SANTANASTASIA. Sembrava un dogma, una norma «intoccabile». Invece, se tutto andrà come previsto, il piano paesaggistico regionale a firma dell'assessore all'Urbanistica Marcello Tagliatatela, andrà a modificare alcuni punti della legge 212003 eliminando pochi ma essenziali vincoli nell'area nota come «zona rossa». Tra i diciotto sindaci il più battagliero è, ormai da due anni, quello di Sant'Anastasia, Carmine Esposito. Che tuttavia non si ritiene soddisfatto. Perchè, sindaco? «Le modifiche rappresentano il minimo indispensabile per questi territori finora dimenticati». Non è già tanto poter procedere alla valutazione delle pratiche di condono '85 e '94, e all'abbattimento e ricostruzione di manufatti fatiscenti? «Lo è, ma stiamo parlando di opportunità che quest' area non avrebbe mai dovuto perdere e che è stata invece martirizzata su base di insulse teorie. Nessuno finora ha mai saputo spiegarmi perché a pochi passi da noi sia invece permesso tutto, come se in caso di eruzione vulcanica il Vesuvio si limiti a scagliare lapilli tenendo conto di confini geografici». La accusano di voler cementificare il territorio. Che fine fa la tutela dell'ambiente? «Nemico dell'ambiente è chi ha consentito si costruisse abusivamente finora, chi ha impedito si mettessero in sicurezza case non antisismiche, chi ha impedito la valorizzazione del nostro territorio. Non io che la battaglia contro l'abusivismo la faccio davvero, con un monitoraggio satellitare sul quale il nostro Comune ha investito. Il resto è demagogia». Cosa chiede insomma? «Per chi vuole mettere in sicurezza le abitazioni fatiscenti ci vuole un incentivo, da un pur minimo aumento volumetrico agli adeguamenti igienico-sanitari. Non è uno scandalo, è la necessità di chi qui vuole restare. Altrimenti ci impediscano di fare figli oppure ci costringano a evacuare in massa. Ci diano un altro paese. E se non possono farlo ci consentano tutte le misure che portino sviluppo. Non è giusto prevedere, per esempio, un'Università a Scampia, a meno che non si faccia altrettanto nel Vesuviano. La legge 21 prevedeva compensazioni, ma alla fine da ospedali a università, da industrie a uffici, va tutto altrove mentre questo territorio muore». Ha lanciato appelli, indetto riunioni, chiesto e ottenuto incontri, coinvolto altri sindaci. E adesso? «Io credo che gli altri sindaci della zona rossa si accontenteranno della possibilità di esaminare i condoni e quindi di fare cassa, ma spero di sbagliarmi. Quel che sta a cuore a me è lo sviluppo del territorio. Continueremo a lottare ma intanto ho invitato i miei cittadini, e spero che i colleghi sindaci facciano altrettanto, a non andare a votare per le prossime politiche».
Campania, piano paesistico. Non basta fare cassa con i condoni, nella zona rossa vogliamo l'Università
Il sindaco di Sant'Anastasia, Carmine Esposito, critica il piano paesaggistico regionale che potrebbe modificare alcuni vincoli nell'area nota come zona rossa. Esposito sostiene che le modifiche rappresentano il minimo indispensabile per questo territorio, che è stato martirizzato su base di teorie insulse. Egli chiede un minimo aumento volumetrico per permettere la valorizzazione del territorio e la sicurezza delle abitazioni fatiscenti. Esposito ha lanciato appelli e indetto riunioni per sensibilizzare gli altri sindaci della zona rossa e ha invitato i cittadini a non votare per le prossime politiche se non si ottiene sviluppo.
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