Il ministero dei beni culturali aiuterà anche Mantova, ma non ha fondi. Lo stanziamento del governo è al 95 per l'Emilia e destinato a case e industrie. Così la Camera degli Sposi potrebbe restare chiusa per anni o raggiungibile solo con un tunnel. Serve uno scatto d'orgoglio e coraggio della Regione, e non solo. La sorte del Mantegna in mano alla Regione La Lombardia dell'Expo deve reagire. Cosa farà Formigoni? Non c'è un euro. Perciò, tiriamoci su le maniche e decidiamo se vogliamo essere una città d'arte o no. Inutile illudersi, per palazzo Ducale i 5 milioni di euro dal ministero dei Beni culturali non arriveranno. E nemmeno dal governo. Tutti i dirigenti e sovrintendenti si stanno spremendo il cervello per capire come trovare soldi. E meno male che tra i dirigenti statali ci sono anche persone di valore e appassionate: dalla dirigente regionale Caterina Bon Valsassina (sede a Milano) ai sovrintendenti architettonico Andrea Alberti (sede a Brescia) e artistica Giovanna Paolozzi Strozzi, con l'ufficio in palazzo Ducale. E' - come si dice- necessario ma non sufficiente. Così, senza uno scatto d'orgoglio della Regione Lombardia (quella dell'Expo) e di Mantova stessa, dei politici e degli imprenditori che investono e osano proprio nei momenti più duri, la Camera degli sposi potrebbe restare inaccessibile per molto tempo. «Ricordate la basilica di San Francesco ad Assisi? E' rimasta chiusa tre anni dopo il terremoto dell'Umbria, eppure non è meno famosa nel mondo - avverte con amarezza Caterina Bon Valsassina -. C'erano stati tre morti, molti danni e per fortuna si è fatto un grande restauro, ma ricordiamoci anche i tempi». Per il Palazzo Ducale di Mantova, i tempi si potrebbero stringere, ma bisogna poter avviare i lavori. Invece, a giorni, sarà consegnata la relazione finale sui danni che indicano anche il da farsi. Ma rischia ai giacere in una cartellina. Il ministro Ornaghi, al summit di martedì a Roma, ha detto che sono miliardari i danni del terremoto ai beni culturali. Una presa d'atto che però è rimasta tale. E nulla fa pensare che il governo cambi rotta. Monti ha stanziato 500 milioni di euro per il terremoto che continua a chiamare emiliano, di cui il 95 andrà all'Emilia-Romagna, e circa il 4,5 alla Lombardia, più qualcosa al Veneto, il meno colpito. Sulla percentuale già si potrebbe discutere, ma servirebbe a poco, visto che questi fondi sono destinati anzitutto alla protezione e salvaguardia della popolazione: chi è rimasto senza casa, le attività produttive, le scuole. Le chiese appartengono alla Diocesi, ma sono care alle comunità. E i vescovi si stanno muovendo per chiedere aiuto allo Stato, tramite le Regioni. Il governo ha nominato commissari per il terremoto i governatori. In Lombardia dunque è Roberto Formigoni. Come bisogna considerare Palazzo Ducale? Formalmente è proprietà demaniale, dello Stato. «Ma è anche un bene della collettività - ricorda il sovrintendente Alberti - Come si può pensare di non conservarlo integro per i nostri discendenti? Se i soldi non ci sono dobbiamo farci venire qualche idea, ma non credo si possa rassegnarsi». Insomma, qualcosa arriverà dai Beni culturali, si potrà insistere col governo, ma non basta. Aleggia un silenzio strano. Politici locali, parlamentari, consiglieri e assessori regionali non sembrano rendersi conto che le travi dei tetti quando hanno qualche secolo vanno controllate e semmai rafforzate o sostituite. Che le fondamenta di un castello sull'acqua potrebbero soffrire d'artrosi. Subito dopo il terremoto, si è intervenuti a Palazzo Ducale dove era possibile con i fondi che la direzione regionale (più A22 e fondazione Bam) è riuscita a trovare «raschiando il fondo», come sintetizza l'aristocratica Bon Valsassina, pragmatica come una rasdora. «Ma per il castello di San Giorgio sono impossibili piccoli interventi man mano che arrivano un po' di soldi». Quindi, se i 5 milioni o almeno un primo stralcio, comunque pesante, non arrivano, per la Camera degli Sposi si apre un'ipotesi un po' grottesca. «Restaurare il capolavoro del Mantegna si può fare, nel giro di alcuni mesi, ma per raggiungerlo poi bisognerà usare un corridoio, una struttura che protegga da eventuali crolli del soffitto. Un costo in più, soldi sottratti al restauro. Non è una bella alternativa, ma va presa in considerazione». E allora viene in mente don Abbondio dei Promessi Sposi, che Formigoni - essendo di Lecco - conosce bene. Diceva che uno se il coraggio non ce l'ha non se lo può dare. E l'orgoglio nemmeno. Ma chi l'ha, lo mostri. I milanesi amano Mantova, dicono che è bellissima, che si mangia bene. Tortelli e sbrisolona imbevuta nel lambrusco. E amano Palazzo Ducale, quell'intrico meraviglioso di sale e di giardini, dove è difficile orientarsi tra dentro e fuori: dipinti, arazzi, affreschi e finestre affacciate sui laghi, fiori e fronde di alberi. O sulla città. Nel nuovo itinerario aperto la settimana scorsa, si attraversa la bellissima galleria dell'appartamento della Guastalla (Anna Isabella), dove pitture murali trecentesche rivelano l'origine di quelle stanze poi vissute dall'ultima moglie di un Gonzaga, duchessa di Mantova fino al 1703. E si guarda dall'alto piazza Sordello in tutta la sua grandezza.
Mantova. Per il Palazzo Ducale terremotato non c'è un euro
Il ministero dei beni culturali aiuterà anche Mantova, ma non ha fondi. Il governo ha stanziato 500 milioni di euro per il terremoto, di cui il 95 andrà all'Emilia-Romagna e circa il 4,5 alla Lombardia. Il Palazzo Ducale di Mantova è stato danneggiato dal terremoto e non riceverà i 5 milioni di euro del ministero dei Beni culturali. La Regione Lombardia e la città di Mantova devono trovare un modo per restaurare il palazzo. Il sovrintendente architettonico Andrea Alberti ha detto che il Palazzo Ducale è un bene della collettività e che non si può pensare di non conservarlo integro per i nostri discendenti.
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