Con una mail si può partecipare alle selezioni del gruppo che suggerirà come rendere accattivanti le dimore dei re NAPOLI - Un progetto pilota, sul modello anglosassone, per avvicinare di più i visitatori al museo di Capodimonte. In attesa dell'apertura in dicembre della nuova sezione dedicata all'800, che ricostruirà le dimore private dei regnanti di Napoli i Borbone prima e i Savoia dopo verrà chiesto infatti ad un gruppo di visitatori campione di indicare il tipo di comunicazione da adottare per il percorso espositivo. L'idea di «Il Museo di Capodimonte sta allestendo una nuova sezione. Aiutaci a farla su misura per te!» è quella di sollecitare curiosità, di indagare aspetti inediti o comunque poco frequentati dalle classiche etichettature museali. Come fare? È presto detto: basterà inviare una e-mail all'indirizzo capodimontepertebeniculturali.it per partecipare ad una selezione che porterà infine a un centinaio di persone che, suddivise per gruppi di dieci, visiterà in anteprima gli appartamenti del piano ammezzato, ancora «muti», privi cioè di alcuna indicazione. E toccherà proprio a loro fornire i suggerimenti necessari, che verranno appuntati su un taccuino distribuito dalla Sovrintendenza, le cui pagine saranno numerate solo in relazione alle diverse stanze del ciclo. Inoltre ciascun partecipante dovrà indicare anche l'età, il titolo di studio, la frequenza di visite a Capodimonte e quella ad altri musei nell'arco degli ultimi 12 mesi. Tutte informazioni rilasciare nel più totale anonimato. Successivamente, a fine ottobre, un'altra sessione di visite in anteprima valuterà il lavoro fatto in vista dell'inaugurazione vera e propria. Il progetto è promosso e finanziato dalla Direzione Generale per la Valorizzazione, in collaborazione con la Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo museale della città di Napoli, ed è realizzato da Ludovico Solima, docente di Gestione delle Organizzazioni Culturali della Facoltà di Economia presso la Seconda Università di Napoli. «Vogliamo ha spiegato nella presentazione di ieri il sovrintendente Fabrizio Vona liberare il museo da quell'immagine di vecchiume, che inevitabilmente accompagna nell'immaginario collettivo l'idea stessa di una collezione di arte antica. A partire dall'assoluta autoreferenzialità che spesso accompagna il mondo storico-artistico. Siamo davvero sicuri, infatti, che le prime cose che il pubblico voglia sapere di un'opera siano la data, il titolo, il luogo di provenienza o lo stile adottato? O forse accanto a questo il visitatore potrebbe essere incuriosito dalla vicenda narrata, dai particolari legati alla vita dei personaggi o dei luoghi raffigurati? Ogni quadro racconta una storia e credo che sia questa ad attrarre di più la curiosità dei non addetti ai lavori». È quanto diranno i tre giorni di visite riservate fissati per il 21, 22 e 23 settembre, in cui saranno raccolti tutti consigli del pubblico pilota, che curioserà in questi appartamenti del piano «matto», che hanno ospitato dal 1816 il re Ferdinando I e a metà secolo la principessa Carolina, nipote di Ferdinando e poi dal 1850 sposa di Carlo di Montemolin, prima di diventare ambienti destinati al ramo cadetto dei Duchi d'Aosta, che vi soggiornarono fino al 1920. «La nostra precisa ancora Vona sarà una ricostruzione che restituirà l'atmosfera di un'epoca, non del tutto filologica, perché sarebbe stato praticamente impossibile ritrovare tutti gli arredi. Ma che fra oggetti, mobili, quadri, suppellettili e tende antiche rappresenterà un vero scrigno di tesori e curiosità». «Giungere a questa proposta di coinvolgimento del pubblico aggiunge poi Mariella Utili, ex direttrice del museo e oggi sovrintendente di Parma e Piacenza non è stato facile, perché forte è stata la discussione al nostro interno su questa ipotesi. Ma alla fine è prevalsa la linea di aggiornare il nostro modo stesso di fare comunicazione, considerando anche il fatto che la stessa risale ormai a 15 anni fa e nel frattempo c'è stata una profonda evoluzione del modo stesso di fare informazione». Della cosa è più che convinto Solima, che cura il progetto e che ne seguirà passo passo tutta l'evoluzione. «Gli esempi che ci vengono da altri paesi spiega sono molto incoraggianti. Per esempio al Museo di Brooklyn hanno liberalizzato la possibilità di fotografare le opere, cosa generalmente vietata negli altri musei. Non solo, ma hanno chiesto alla gente di donare i propri scatti al sito del museo, in modo da personalizzare l'osservazione e invogliare la partecipazione. Infatti nel giro di poco i visitatori sono praticamente raddoppiati». «Ed è un bene conclude Vona perché bisogna smetterla con i troppi divieti nei musei. Fra l'intoccabile sacralità dell'opera e il vandalismo, c'è infatti in mezzo tutto un mondo di possibili relazioni che va scoperto e valorizzato». Stefano de Stefano
NAPOLI - Dimmi che museo vuoi: Capodimonte chiede consiglio ai suoi visitatori
Riassunto in 200 parole:
Il Museo di Capodimonte di Napoli sta preparando una nuova sezione dedicata all'800, che ricostruirà le dimore private dei regnanti di Napoli. Per questo, il museo sta cercando di coinvolgere il pubblico attraverso un progetto pilota. I visitatori saranno invitati a partecipare a una selezione, inviando una e-mail all'indirizzo capodimontepertebeniculturali.it. I partecipanti dovranno indicare il tipo di comunicazione che vorrebbero vedere per il percorso espositivo e fornire informazioni sulla loro esperienza di visita ai musei. I partecipanti saranno poi invitati a visitare gli appartamenti del piano ammezzato, ancora muti, e fornire suggerimenti per il percorso espositivo.
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