Via libera del governo al ddl per la difesa del paesaggio. Monti: rimediamo ai nostri mali ROMA Il governo sposa la difesa del paesaggio. Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che pone un limite all'avanzata del cemento e protegge l'agricoltura come elemento della cornice ambientale che si è formata nei secoli diventando parte essenziale dell'appeal italiano. «Forse questa misura andava inserita nel primo provvedimento, il decreto Salva Italia, perché ha molto a che vedere con la salvezza dell'Italia concreta», ha commentato il presidente del Consiglio Mario Monti, con una punta di rimpianto per il tempo che stringe e rende difficile la trasformazione del ddl in legge entro la legislatura. Il segnale politico in ogni caso è chiaro e i numeri pure. In 40 anni il terreno agricolo ha subito una drastica dieta dimagrante: ha perso 5 milioni di ettari, l'equivalente alla somma di Lombardia, Emilia Romagna e Liguria. Oltre il 70 per cento di questa superficie è stato abbandonato e, salvo i casi delle colture di pregio, il bilancio non è necessariamente negativo perché spesso il bosco ha riguadagnato terreno. Ma a creare allarme è la quota rimanente: parliamo di un milione e mezzo di ettari (un'area grande quanto la Calabria) che, dagli anni Cinquanta ad oggi, sono stati sepolti da villette, capannoni, strade, svincoli, tralicci, discariche. In questo modo si è prodotta una catena di danni: il ciclo idrico è stato alterato rendendo meno governabili i fiumi: terreni già franosi sono stati resi ancora più instabili; il paesaggio è stato sfregiato; la macchina turistica indebolita; la possibilità di catturare anidride carbonica menomata. Tutti i rapporti confermano l'allarme. L'Istat quest'anno segnala che le superfici edificate coprono il 6,7 per cento del territorio nazionale (in pianura padana si arriva al 16,4 per cento). E il ritmo sta accelerando: ogni giorno, aggiunge l'Ispra, vengono impermeabilizzati 100 ettari di terreni naturali, 10 metri quadrati al secondo. Come fermare questa valanga di asfalto e cemento? Il disegno di legge proposto dal ministero delle Politiche agricole propone di eliminare le cause che hanno facilitato l'aggressione. La prima è la molla economica. Finora più i Comuni massacravano il loro territorio scambiando aree verdi con periferie disordinate più venivano premiati grazie agli oneri di urbanizzazione che riempivano le loro casse: il ddl sancisce l'eliminazione della possibilità di utilizzare impropriamente questi fondi per la copertura delle spese correnti del Municipio. Inoltre l'articolo 4 del provvedimento prevede che si dia priorità, per la concessione di finanziamenti, al «recupero dei nuclei abitati rurali mediante manutenzione, ristrutturazione, restauro, risanamento conservativo di edifici esistenti e alla conservazione ambientale del territorio ». E l'articolo 3 blocca per 5 anni il cambio di destinazione d'uso per i terreni agricoli che hanno ricevuto aiuto di Stato o comunitari. «È un provvedimento che mira a garantire l'equilibrio tra i terreni agricoli e le zone edificate o edificabili, ponendo un limite massimo al consumo di suolo e stimolando il riutilizzo delle zone già urbanizzate», ha sintetizzato Monti.
Lo storico stop al cemento selvaggio "Così salveremo l'Italia che vale"
Il governo ha approvato un disegno di legge per la difesa del paesaggio, che pone un limite all'avanzata del cemento e protegge l'agricoltura come elemento della cornice ambientale. Il presidente del Consiglio Mario Monti ha commentato che questa misura era necessaria per la salvezza dell'Italia concreta. Il terreno agricolo ha subito una drastica dieta dimagrante negli ultimi 40 anni, perdendo 5 milioni di ettari, ma il bosco ha riguadagnato terreno. Tuttavia, un milione e mezzo di ettari sono stati sepolti da villette, capannoni e strade, causando danni al ciclo idrico, al paesaggio e alla macchina turistica.
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