Il 55 di edifici culturali inagibili nelle province emiliane ferite dal terremoto - 2500 tra palazzi, chiese, campanili, ville rurali - fanno calcolare al Ministero per i beni culturali danni per miliardi di euro. A dirlo, a margine di una giornata romana interamente dedicata al sisma di maggio, è stato il ministro della cultura Lorenzo Ornaghi: «La stima economica - ha spiegato il rappresentante del Governo - del patrimonio culturale è nell'ordine dei miliardi di euro e per ora sono stati impegnati da parte del ministero tre milioni per il recupero del patrimonio stesso mentre altri cinque, che abbiamo già stanziato, saranno disponibili entro l'anno». Tutti possono comprendere l'entità dei denari necessari rispetto a quanto messo a disposizione, anche se va ricordato che finanziamenti su questo settore ci saranno anche da altre fonti. Ovviamente dopo le priorità decise dal commissario Vasco Errani che, come si sa, sono per le scuole, le fabbriche e le abitazioni dei cittadini. Ma i danni sono incredibili anche dal punto di vista artistico, tenuto conto che le diocesi di Modena-Nonantola e Carpi che insistono sul territorio modenese colpito ha calcolato danni agli edifici sacri per un totale di oltre 750 milioni di euro (Modena oltre 300 e Carpi circa 460 milioni). In questi mesi le soprintendenze hanno battuto - i funzionari si sono recati ogni giorni nella Bassa a proprie spese, non rimborsate loro dallo Stato - territorio per territorio i comuni devastati e per fortuna i progetti di messa in sicurezza stanno pian piano procedendo. Inutile però nascondere le polemiche, con ragioni legittime da ambo i lati: i cittadini, in taluni casi costretti a restare fuori da case agibili a causa dell'inagibilità di campanili, erano inferociti mentre dall'altro lato gli statali portavano avanti le ragioni della legge. È in vigore, lo ricordiamo, il codice dei Beni culturali anche se alla giornata del ministero il prefetto Franco Gabrielli, capo della Protezione civile ha messo i puntini sulle "f» «È decisiva - spiega - la formazione di squadre di tecnici per una ricognizione immediata dei danni al patrimonio culturale. C'è comunque la legge 100 del luglio scorso con cui anche i beni culturali entrano nella gestione emergenziale e dunque vanno messi in sicurezza il prima possibile. Prima dell'Emilia non era scritto da nessuna parte». Alla giornata del ministero hanno preso la parola anche il direttore regionale del ministero in Emilia Romagna Carla di Francesco che ha illustrato il lavoro dell'unità di crisi riferita ai beni culturali e il soprintendente di Modena Stefano Casciu. Quest'ultimo si è soffermato sul lungo lavoro svolto insieme ai suoi funzionari poche ore poco il sisma, quando si decise di ricoverare a Sassuolo le oltre mille opere lesionate. Che il percorso sia lungo e difficile lo conferma anche una notizia di ieri riferita al terremoto in Abruzzo. Il Tar ha bocciato il Comune dell'Aquila su una vicenda di ricostruzione post terremoto. Speriamo che in Emilia vada all'opposto rispetto a quanto avvenuto in passato.