I resti della villa romana sepolti dalle erbacce e dall'incuria I mosaici trafugati dai tombaroli finiscono messi all'asta su Ebay Frigoriferi, forni, seggiolini per auto, secchi di vernice, motori, vecchie caldaie e via discorrendo. Le fotografie e il video sul sito del Tirreno (www.iltirreno.it) non lasciano dubbi. Sono il frutto di un reportage compiuto sull'isola-paradiso. È una vera discarica a cielo aperto quella che in cui ci si imbatte lungo il sentiero che attraversa Giannutri, in forte contrasto con l'ambiente selvaggio e mozzafiato che lo caratterizza. Moltissimi i commenti arrivati al nostro giornale via internet da parte di visitatori dell'isola che esprimono la loro rabbia. C'è anche chi sposa l'idea di candidare l'isola a patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco. di Alfredo Faetti wISOLA DI GIANNUTRI L'espressione "nobile decaduta" non potrebbe essere più calzante. Appartenuta alla famiglia Domizi Enobardi, parenti stretti di Nerone, oggi la villa d'epoca romana sull'isola di Giannutri se ne sta nascosta nel bosco, ricoperta di erbacce, chiusa al pubblico (in teoria) da una recinzione e saccheggiata nel corso degli anni dai turisti. Tanto che sono apparsi (bufale a parte) anche degli annunci su Ebay, il famoso sito d'aste online, per vendere frammenti dei mosaici che ne ricoprivano le pareti. Ma dalla Soprintendenza dei beni archeologici di Siena assicurano che la villa non è abbandonata. I lavori vanno avanti, anche se a passo di tartaruga. Colpa di questioni giuridico-amministrative. E dei soldi, ovvio. I riflettori sono tornati ad accendersi sull'isola, vero gioiello del mar Tirreno, dopo l'esplosione del caso rifiuti. C'è una discarica, in mezzo al bosco, in cui si trova di tutto: vecchi elettrodomestici arrugginiti, materassi, pneumatici, secchi di vernice, motori di barche e così via, per una lista che potrebbe diventar lunga come un lenzuolo. Un'immagine (e una puzza) troppo forte per rimanere inosservata: non solo perché è ben in vista lungo l'unica strada che attraversa Giannutri, ma soprattutto perché siamo in un'isola su cui non è mai arrivato l'asfalto, in cui a parte un bar e un mini-market non ci sono negozi, su cui la mano dell'uomo rimane marginale, limitata a qualche casa. Natura selvaggia, dove non dovrebbe trovare posto una montagna di spazzatura. La situazione è peggiorata nel corso del 2011, con il Coseca, il consorzio a capo del servizio di smaltimento rifiuti, che è passato a caricare la spazzatura, per riportarla sul continente, soltanto tre volte in un anno. Colpa del taglio ai trasporti navali, è la spiegazione unanime. I turisti hanno gridato allo scandalo e i vari soggetti in gioco, dall'amministrazione comunale dell'Isola del Giglio (Giannutri ne è frazione) alla Regione, dal Coseca alla Toremar (la ditta di navigazione) hanno iniziato un dialogo per cercare una soluzione. Vedremo dove porterà. Ma i riflettori e le proteste degli habitué di Giannutri non hanno impiegato molto tempo a spostarsi dalla discarica alla villa romana, argomento di discussione e polemiche da vent'anni. Le colonne e i resti della casa sono ricoperti di erbacce, chiusi dentro una rete, piena di buchi. Paola Rendini, esperta della Soprintendenza e autrice del libro "I monumenti antichi dell'Isola di Giannutri", spiega che fin da quando è cominciato l'interesse nei confronti della villa romana, «ci siamo scontrati con situazioni giuridico-amministrative, problemi di proprietà pubblica-privata, conflitti di competenze fra diversi enti pubblici che insistono sullo stesso territorio, e via discorrendo fino ai giorni nostri». Correvano gli anni '80. La villa, risalente al I secolo d.C., con i suoi 4 ettari di terreno, era di proprietà di una società immobiliare fallita poco dopo. Il pacchetto storico viene quindi messo all'asta: una parte va al demanio dello Stato, un'altra a dei privati. Tutto però sotto un vincolo, così come da richiesta dei ministeri dei beni Culturali e dell'Ambiente. Sarà quest'ultimo a prendersi la villa sotto la sua competenza. Ed è qui, tra pubblico e privato, tra diversi enti in gioco, che iniziano i problemi. «C'è un detto maremmano che fa: "il cane di troppi padroni muore di fame"» spiega il presidente del parco nazionale arcipelago (di cui Giannutri fa parte) Giampiero Sammuri, garantendo di portare la questione già la prossima settimana a Roma. Il vincolo imposto dal ministero dell'Ambiente (riferito a norme degli anni '70), il complicato status giuridico del reperto (dovuto al mix pubblico-privato) e una non idilliaca collaborazione tra gli enti hanno tirato il freno a mano sulla strada del recupero. Burocrazia feroce a parte, il problema vero sono i soldi. Non ce ne sono. «Le risorse a nostra disposizione. spiega Rendini ci consentono un intervento una settimana, dieci giorni all'anno». Utili solo per togliere la vegetazione che rischierebbe di rovinare ulteriormente la villa. Intanto, però, ad aggravare la testimonianza storica c'hanno pensato i turisti. All'inizio del 2000 il ministero chiuse la struttura al pubblico perché non era in sicurezza. Ma questo non ha impedito ai "tombaroli di fortuna" di tagliare la reticella di fil di ferro in più punti ed entrare indisturbati. Così, sia prima che dopo la rete, chiunque è potuto entrare nella villa, portandosi via un ricordo. Il senso di quanto si possa agire indisturbati lo dà lo stesso cartello del "ministero dell'Ambiente" installato all'entrata, divorato dalla ruggine. Oggi all'interno non c'è traccia di mosaici. I più famosi e preziosi sono nei magazzini della Soprintendenza, per il restauro, mentre altri sono andati persi. Oppure acquistabili su Ebay.
TOSCANA - Giannutri, l'isola paradiso è diventata una discarica
L'isola di Giannutri, in Toscana, è stata scelta come luogo di recupero per una discarica di rifiuti, che è stata messa in vista da un'asta online su Ebay. La villa romana di epoca Domiziana, che si trova sull'isola, è stata abbandonata e saccheggiata dai turisti, che hanno tagliato la rete di sicurezza e portato via i mosaici. La Soprintendenza dei beni archeologici di Siena ha assicurato che la villa non è abbandonata, ma che i lavori vanno avanti, anche se a passo di tartaruga, a causa di questioni giuridico-amministrative e di soldi.
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