Quattro anni di litigi e ritardi nella ricostruzione di Gallione MA TROVERÀ, in una cronaca serrata e perfino divertita, un caso di scuola per lo studio di come un progetto immaginifico possa trasformarsi, se non in un vero incubo, almeno in un brutto sogno. La materia di cui era fatto quel sogno era visionaria: «Pensavamo che Expo potesse rappresentare un motore di crescita per tutto il Paese e anche un contributo per aiutare lo sviluppo del capitale umano e sociale nei Paesi che ne avevano bisogno. Accorciare le distanze e mostrare strumenti nuovi di cooperazione internazionale», ricorda Letizia Moratti, che del progetto Expo è stata la "levatrice" dedicando alla sua promozione più energie di quante riservasse alla propria sindacatura. Proprio quella visione e quel metodo che l'ex sindaco ancora rivendica, fu la chiave di una vittoria per nulla scontata sulla concorrente Smirne. Un piccolo capolavoro di diplomazia condotto con spirito realmente bipartisan dal governo di centrosinistra di Romano Prodi. Oggi, l'ex sindaco ed ex commissario, abbandonata la scena politica, osserva l'imprevista parabola discendente imposta alla "sua" Expo per concludere amaramente: «Il mio timore è che tutto questo potenziale si trasformi solo in... una grande Fiera. No, non sarebbe l'Expo che sognavo io». Certo, anche nel suo impianto originale, Expo proponeva l'evidente conflitto tra l'essere una manifestazione pubblica, finanziata dal pubblico, ma da sviluppare su aree private. Ma a cancellare, pagina per pagina, progetti e obiettivi del dossier originale hanno lavorato in molti ricorrendo a un inesauribile arsenale di leggi, leggine, decreti, ordinanze, veti, studiati ritardi, silenzi e omissioni che si sono dimostrati efficacissimi strumenti per trasformare, appunto, Expo in una grande fiera, dove si rappresentano anche i concreti interessi di politici e imprenditori. Un palcoscenico per quelle 200 persone che, molto opportunamente, si citano nel prezioso indice dei nomi finale da incrociare con una cronologia che si interrompe al giugno scorso. E che andrà completata probabilmente aggiungendo altre "incompiute" a un elenco dal quale sono già scomparse o pesantemente ridimensionate molte opere che si ritenevano "essenziali". Eppure Expo ha già cambiato la città. Secondo il dipartimento di Architettura e pianificazione del Politecnico, «prendendo in considerazione solo i progetti medio-grandi (sopra i 30mila metri quadrati) è stato calcolato che sono 43 quelli in corso o pronti a partire. In tutto quasi 5,5 milioni di metri quadrati di territorio milanese in via di cementificazione, cui se ne aggiungono altrettanti nei Comuni dell'hinterland. Non c'entra molto con l'alimentazione del pianeta, ma questo risultato Expo l'ha già raggiunto.
MILANO - Expo, così un bel sogno è diventato un incubo
Il progetto Expo di Milano è stato caratterizzato da quattro anni di litigi e ritardi. La visionaria idea di Expo era di rappresentare un motore di crescita per il Paese e di contribuire allo sviluppo del capitale umano e sociale. Tuttavia, il progetto è stato trasformato in una grande fiera, con la cancellazione di progetti e obiettivi. Il governo di centrosinistra di Romano Prodi aveva condotto una diplomazia bipartisan per la vittoria su Smirne, ma oggi l'ex sindaco osserva amaramente la parabola discendente del progetto. Il progetto Expo ha già cambiato la città, con oltre 5,5 milioni di metri quadrati di territorio milanese in via di cementificazione.
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