Scienziati a convegno all'Università del Sannio LE CHIAMANO "tecnologie verdi". Fino a pochi anni fa un miraggio fantascientifico, oggi rappresentano l'ultima frontiera della "Plant biology", la cui ricerca ha compiuto negli ultimi anni enormi passi. Sarà la botanica del 2000 a salvare il mondo? Parrebbe di sì, con piante "biofabbriche", utilizzate come disinquinanti nella bonifica di terreni, o in principi attivi per farmaci contro il cancro. Sono le principali tematiche trattate dal 107 esimo Congresso della Società Botanica italiana, organizzato per la prima volta in Campania dall'Università del Sannio dal 18 al 22 settembre, con la direzione scientifica dei professori Carmine Guarino e Rosaria Sciarrillo. Cinque giornate di simposi di studio, oltre trenta conferenze e 21 relatori, tra le più grandi personalità accademiche internazionali, accenderanno i riflettori della comunità scientifica sul capoluogo sannita. Sarà Corrado Clini, ministro all'ambiente ad aprire il convegno, nel convento di Sant'Agostino, con una "Tavola rotonda tra mondo scientifico, istituzioni e aziende". Tema caldo, snocciolato fin dal primo simposio con Bernard Glick, tra i principali studiosi di microbiologia del suolo, saranno i risultati dell'utilizzo di piante nella decontaminazione di suoli e acque inquinate da metalli pesanti. Secondo le ultime ricerche, alcune specie, tra le oltre 400 mila censite, sono in grado di estrarre e immobilizzare numerose sostanze nocive, sanando il terreno circostante. Nel giro di pochi anni intere aree tossiche come l'Ilva di Taranto (uno dei due milioni e mezzo di siti contaminati in Europa), potrebbero usufruire di questo procedimento, detto "fitorisanamento", che scalzerà le attuali tecniche di smaltimento, più articolate e dispendiose. Spicca tra gli studi più recenti, l'indagine avviata nel 2010 dallo stesso professor Guarino, dedicata alle "piante mangia-zinco". «L'Eni ci aveva dato l'incarico spiega Guarino di bonificare l'area di Pertusola sud, vicino Crotone, dove si lavoravano ferriti di zinco. Tra i moduli sperimentali abbiamo privilegiato la fitorigenerazione». E ha funzionato. Una ricerca avviata su esemplari di eucalipto e acacia ha rivelato come le loro radici siano in grado di assorbire oltre 2000 parti per milione di zinco, crescendo su un territorio non più produttivo da 80 anni. Una bonifica totale dell'area richiederà 10 anni, ad un costo venticinque volte inferiore alla media. Non solo ambiente. Interessanti sono anche i risvolti che la botanica offre in ambito medico. Saranno argomento del secondo e terzo simposio, dedicati alle "Piante come biosensori". Tra i relatori, il ricercatore Henry Daniell, che ha prodotto e brevettato vaccini a base di molecole vegetali. Un vantaggio rispetto ai sieri comuni delle industrie farmaceutiche, più cari, e talvolta contenenti tossine dannose per l'uomo. Sempre più specie si configurano idonee a questo tipo di ricerca, anche per settori importanti come l'oncologia. Nuovissimo è invece il lavoro che presenterà Jorge Gardea, dell'università di El Paso in Texas, secondo cui è addirittura possibile sintetizzare dal mondo vegetale nanoparticelle metalliche. Gli ultimi due simposi infine tratteranno le interazioni tra "biodiversità e paesaggio", con focus sulle infrastrutture sostenibili e indagini di "Genetica di popolazione" che, attraverso lo studio dei geni nelle piante di un ecosistema, possono stabilirne il grado di impoverimento. Tra gli interventi, Almo Farina, esperto di "paesaggio sonoro" dell'università di Urbino e Francesco Raimondo, presidente della società Botanica italiana. Info www. societabotanicaitaliana. it; www. unisannio. it