Il caso Petizione con 750 firme a Bertolla: gli abitanti temono allagamenti come alla Falchera «NON vogliamo finire con l'acqua alla gola, come i nostri vicini di Falchera». È il rischio, prospettato dai residenti di Bertolla, l'antico "borgo dei lavandai" alla confluenza tra il Po e la Stura, con l'arrivo delle nuove 27 palazzine, alte quattro piani ciascuna, previste dal Comune con la Variante 228. Che sorgerebbero proprio sui campi liberi, usati un tempo dalle lavandaie per stendere i panni. I residenti del quartiere riuniti nel comitato "Salviamo Bertolla", forti di una petizione di 750 firme, hanno preso carta e penna e scritto alla Città per chiedere la sospensione della delibera. Il timore è che le nuove costruzioni, una colata di cemento di quasi 40mila metri quadri, aggravino la situazione della falda acquifera. «Le aree che il Comune vuole rendere edificabili sono state già allagate in passato e tutt'ora sono considerate inondabili spiega Mariano Giunta, del comitato Tant'è vero che le nuove case dovranno essere costruite su pilotis, cioè su palafitte, e potranno essere abitabili soltanto dal primo piano in su, per scongiurare il rischio inondazioni». Nemmeno la mediazione del tavolo di concertazione con l'assessore Ilda Curti, con la decisione di abbassare di un piano le palazzine, ha dissipato le preoccupazioni. «Non basta aggiungono dal comitato a risolvere i problemi ambientali, paesaggistici (la vicinanza alla zona protetta dell'Isolone) e viabilistici che i circa mille nuovi abitanti provocheranno ».