E' possibile che la scoperta di due ville romane, momento magico per ogni archeologo, possa rovinare la digestione a un sovrintendente? Sì. Almeno nel caso di Sepino dove nella valle del fiume Tammaro, in Molise, sono adagiati i resti della città sannita e poi romana di Sacpinum. Resti incredibilmente poco noti, in questa Italia distratta, ma di grande fascino. A partire dalle mura, dal foro e da un delizioso teatro la cui cavea, riportata all'antico splendore, è circondata da una corona di case di pietra. Come i lettori ricorderanno, proprio G, sulla cresta dei monti che racchiudono la valle, la società «Essebiessepower», per metà di «Fortore energia» e per metà di un funzionario pubblico della Provincia di Caserta di nome Gennaro Spasiano che con la moglie e i figli è presente in una dozzina di imprese del settore, chiese qualche anno fa di costruire una palizzata di 16 pale eoliche alte 1,30 metri, vale a dire più della torre Telecom a Napoli o del grattacielo Pirelli a Milano. E la sovrintendenza, con soddisfazione della Regione guidata da Michele Iorio, disse sì. Nonostante uno studio del 1982 avesse già accertato la presenza, nei luoghi in cui dovrebbero sorgere le gigantesche torri del vento, di un'antica strada sannitica «risalente ai secoli V-N a. C. sopravvissuta come callis romana». Una presenza che da sola, secondo la Corte dei conti, definiva «la qualificazione come area archeologica». Sulla vicenda, come ricorderete, è aperta da anni una battaglia giudiziaria. Da una parte la società secondo cui l'autorizzazione iniziale del sovrintendente Mario Pagano basta e avanza perché i lavori vadano avanti, tesi sulla quale ha concordato, incredibile ma vero, anche il Tar. Dall'altra il direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici Gino Famiglietti (che dopo aver annullato i permessi concessi dal sovrintendente cerca da tempo di fermare il progetto, tirandosi addosso una richiesta danni di 23 milioni di euro) più i giudici ordinari e quelli della Corte dei conti. Che si sono concentrati in particolare sulla decisione di Pagano di concedere agli imprenditori eolici di coprire l'antico tratturo di 2.500 anni fa con «misto di cava al fine di preservarlo dal passaggio degli automezzi». Una scelta che secondo la Procura ha causato un «danno a bene immobile aggravato dal fatto che si tratta di bene vincolato». E ha spinto i magistrati contabili ad accusare il funzionario di «aperto dispregio alle regole» e a chiedergli 1.147.127 euro di danni. I due processi stanno ormai per cominciare. Il primo il 27 settembre, il secondo il 9 ottobre. Vada sé che la scoperta nella zona dell'antico tratturo di due ville romane, forse collegate alla vicina villa dei Nerazzi, una famiglia sannitica di gran peso ai tempi di Augusto, è stata accolta in maniera diversa. Da una parte con gioia, dall'altra con dispetto. Sostenere ancora che l'area non è poi così importante sotto il profilo archeologico è dura... Che sia la volta buona per fermare il progetto della palizzata eolica su Sepino?