SUCCEDE questo: l'assessore regionale ai Beni Culturali annuncia, con diversi mesi di anticipo, una mostra che riunirà all'Albergo dei Poveri alcune delle opere più importanti custodite nei musei siciliani. Cento, per l'esattezza, sia per fare cifra tonda che per seguire quella pratica dell'elenco che, da Umberto Eco ("Vertigine della lista") al direttore del British Museum Nel Mac Gregor (""The History ot the World in 100 Objects") è da qualche tempo voga culturale. Iniziativa non esente da rischi: può venirne fuori un album di figurine, ma anche una sintesi divulgativa di alto profilo capace di presentare una vicenda di approdi, incroci e contaminazioni secondo un disegno unitario che manca da tanto (almeno dal volume curato da Voza e Carandente per Electa nel 1979). Arte in Sicilia quindi, schivando l'equivoco di una celebrazione localistica o peggio di una malintesa celebrazione identitaria. L'idea, affiancando a opere famose ad altre ugualmente importanti ma poco conosciute anche dal pubblico locale, è quella di tentare di puntare i riflettori su una rete museale che rimane fortemente sottotraccia rispetto ai flussi turistici abituali, forzando quell'aspetto spettacolare che, piaccia o meno, è diventato da decenni elemento centrale delle politiche culturali.