Questione di soldi e competenze: slitta l'inaugurazione Non apre per la lite fra Cuomo e Bloomberg Trattative. I negoziati sono fin qui falliti tra silenzi, dispetti, scambi di mail infuocate NEW YORK Peggy e Mitch, una coppia di settantenni dell'Alabama, sono due dei tanti «turisti della memoria» venuti qui, sulla punta di Manhattan, in una splendida giornata di sole e di vento, alla vigilia dell'undicesimo anniversario dell'attacco che distrusse le Torri gemelle. Qualche minuto di riposo sotto le querce piantate l'anno scorso, il giro delle vasche quadrate costruite dove sorgevano i due grattacieli del World Trade Center. E' il luogo nel quale domani verranno commemorate le quasi tremila vittime dell'attentato dell'11 settembre 2001. Il rombo delle cascate che circondano le «reflecting pools» dovrebbe isolare i visitatori dal rumore della metropoli e favorire il loro raccoglimento, ma quasi tutti sono impegnati nella difficile impresa di far entrare nello stesso fotogramma i getti d'acqua che sprofondano nelle viscere della terra e l'immensa mole del nuovo grattacelo: il 1WTC, ancora da completare ma che ha ormai tutti i suoi 105 piani. Poi Peggy, come molti altri, si dirige a passi spediti verso il museo, attratta dalla sua forma ardita che taglia l'area come una lama. Ma viene respinta da un cartello: «Museo in costruzione, per ulteriori informazioni consultare il sito 911memorial.org». «Ma non doveva aprire per l'undicesimo anniversario?», chiede a uno dei volontari che sorvegliano l'area. Lui pazientemente le spiega che no, ci sono stati dei ritardi ci vorrà un altro anno. Almeno. Quello che la guida non dice è che i ritardi stavolta non dipendono, come nel caso delle nuove torri, da preoccupazioni per la sicurezza, dal timore di nuovi attentati, né dalla crisi economica che rende difficile trovare inquilini per gli uffici delle nuove torri in una città già con molti edifici commerciali sfitti. Stavolta la causa principale dello stallo è uno scontro tra il sindaco di New York, Michael Bloomberg e il governatore dello Stato, Andrew Cuomo. Una battaglia sulle competenze delle rispettive amministrazioni: Bloomberg è presidente della fondazione che controlla il memorial e il museo, ma l'area è di proprietà della Port Authority, i cui azionisti sono lo Stato di New York e, in misura minore, quello del New Jersey. Cosicché i due litiganti un governatore democratico e un sindacato indipendente hanno anche bisogno del nullaosta del «bulldozer» repubblicano Chris Christie, il governatore del New Jersey. Coi riflettori dell'anniversario puntati addosso, i protagonisti di questa brutta storia cercano un accordo in extremis, ma i negoziati sono fin qui falliti tra silenzi, dispetti, scambi di mail infuocate. Un brutto spettacolo che ha spinto da tempo le famiglie delle vittime a pretendere che, per la prima volta, domani alla commemorazione della strage non ci siano discorsi di politici. Niente presidenti, sindaci o governatori: solo la lettura dei nomi delle vittime e lunghi silenzi quando verranno ricordati i momenti cruciali degli schianti a New York, al Pentagono di Washington e in un campo della Pennsylvania dove precipitò il volo United 93. La battaglia tra gli amministratori va avanti sotterranea-mente da mesi: ci sono rancori (pare che Cuomo si sia risentito per il ruolo "laterale» riservatogli dal cerimoniale del sindaco un anno fa, nella grande cerimonia del decennale) e questioni di potere, coi due governatori che vorrebbero più voce in capitolo sulla gestione di memorial e museo. Bloomberg fin qui ha tenuto duro anche perché ormai, anche se si firmasse un accordo oggi, il museo non potrebbe più essere completato e inaugurato da lui (lascerà la poltrona di sindaco a fine 2013). Ma, questioni di potere a parte, il vero scontro è sui soldi: la «macchina della memoria», costruita con la logica opulenta di dieci anni fa, ha costi inauditi: 3,4 miliardi di dollari solo per la stazione dei treni Path disegnata da Calatrava. Per museo e memorial servono altri 800 milioni. La maggior parte è arrivata dalle donazioni, ma scontri e rinvii hanno fatto venir meno l'entusiasmo dei filantropi. I tentativi di ottenere finanziamenti federali attraverso l'Amministrazione dei parchi si sono arenati in Congresso. Così Stato e città, nel frattempo precipitati in una crisi finanziaria senza precedenti, hanno cominciato a giocare a rimpiattino con la bolletta di Ground zero. Anche perché, oltre a completare le opere, c'è da finanziare gli enormi costi di gestione dei siti.