Quando Alberto Burri nacque, il 12 marzo del 1915 a Città di Castello, l'Europa era in piena guerra. Russi e austriaci si battevano sui monti Carpazi e le truppe anglofrancesi continuavano con la loro offensiva nei Dardanelli. A 24 anni vide ricominciare la guerra e a 29 fu fatto prigioniero in Tunisia dagli americani, recluso nel campo di Hereford in Texas dove produsse le prime opere, la fortunata serie dei sacchi. Normale, con una storia simile, che diventasse uno dei maestri dell'Informale, la vasta corrente artistica durata dieci anni e così chiamata dai critici per l'esplicito rifiuto della forma e delle geometric utopiche del modernismo, compromesse con la violenza e l'ideologia dei regimi fascisti. Una lezione visibile nella sofferenza della materia, da lui deformata con abrasioni, strappi, combustioni e montata al posto delle tele, che resta patrimonio culturale su cui si è costruito il progetto dell'Europa unita e che un gruppo di deputati umbri, primo firmatario l'onorevole Walter Venni, vuole celebrare nel 2015 in occasione dei 100 anni dalla nascita dell'artista. PROBLEMI DI CONSERVAZIONE Il progetto è tanto più utile dato che l'opera di Burri, fatta di sacchi di iuta, plastica bruciata, pannelli industriali Cellotex, è soggetta a problemi del tutto specifici di conservazione - come spesso avviene per l'arte contemporanea -, e si trova stratificata in forte connessione con alcune realtà locali che potrebbero trarre beneficio dalle celebrazioni. Per lo più Città di Castello che la ospita in due vasti musei, Palazzo Albrizzini e gli ex stabilimenti di essiccamento del tabacco, entrambi bisognosi di una revisione museografica, o luoghi di interventi site specific come l'enorme Cretto di Gibellina, sudano di cemento bianco con cui, nel 1973, venne ricoperta l'intera città terremotata della valle del Belice a cinque anni dal sisma. Proprio per il Cretto, che necessitava da decenni di un serio restauro, e in vista della ricorrenza dalla nascita dell'artista, è arrivato quest'anno un finanziamento condiviso Mibac-Regione Sicilia grazie alla mobilitazione di critici e artisti, capeggiati da alcuni giovani intellettuali gibellinesi che hanno incoraggiato un protocollo d'intesa tra i sindaci di Città di Castello e di Gibellina, Luciano Bacchetta e Rosario Fontana. Il disegno di legge presentato alla Camera e che porta le firme, tra gli altri, degli ex ministri Walter Veltroni, Giovanna Melandri e Rocco Buttiglione, propone l'istituzione di un Comitato nazionale per le celebrazioni presieduto dal presidente del Consiglio, dal ministro della Cultura, dal presidente della Fondazione Burri e dagli enti locali allo scopo di -promuovere e diffondere la figura e l'opera» dell'artista e di coordinare tutte le iniziative come mostre, attività editoriali, congressi, interventi di recupero delle strutture museali e studi sullo stato di conservazione delle opere. L'obiettivo, è di lavorare a ciò che raramente riesce in Italia, e cioè che la ricorrenza diventi un pretesto per rilanciare il monitoraggio e la ricerca critico-scientifica. Obiettivo fallito persino per i 400 anni dalla morte di Caravaggio, salutati due anni fa da una serie di iniziative improvvisate, da una mostra discussa alle Scuderie del Quirinale di Roma. Il ruolo di supervisione a tutte le iniziative verrebbe conferito alla Fondazione che troverebbe sostegno, così, nei programmi già avviati in vista del centenario. Tra questi, una piazza dedicata a Burri e un Centro per la documentazione dell'arte contemporanea, istituzione chiamata a documentare tutto ciò che in Umbria avviene nel settore.