Nel vagheggiamento del lungomare libero sì ma non allietato da caffè parigini o da maestri di strada, bensì imbarbarito dal "volgo disperso" che un nome ce l'ha (Manzoni permettendo) ed è di cafoni. Nessuno bada al vero evento che silenzioso e implacabile si ripete perpetuo nella città. Qui infatti da sempre celebriamo un'Olimpiade nostra delle facce di bronzo, che dovrebbe muovere le coscienze al risveglio della città. I percorsi e le tappe sono infiniti: si va per esempi. Prima viene il reperimento e la distribuzione delle risorse. Priorità al Mezzogiorno, è il bollettino ufficiale: ma non sai se è vento o canzone. Bagnoli infatti non è contemplata nemmeno col telescopio: il relativo tabù macchia d'infamia l'attuale al pari delle passate gestioni. I trasporti, allora. Sì, ma si guarda a una futura linea veloce Napoli- Bari. Che non interessa Napoli, là collegata a sufficienza dall'autostrada, solitaria memoria al ministro irpino Fiorentino Sullo. Sarà un altro finanziamento deviato, destinato a coprire buchi passati? Sarebbe meglio pensare alle ferrovie locali. Al disastro della Metrocampania, ai singhiozzi della Cumana, agli affanni della Vesuviana che chiude alle 21.30, lasciando i passeggeri a Surriento ( no nun me lassà, nun darme 'stu turmiento...). Sono mai andati ministro, sindaco e governatore a Sapri con la Napoli- Reggio Calabria? Perché non l'affidano alla munificenza di Montezemolo? Disciplina del traffico in città. E l'eternità della Metropolitana? E la Ztl in contorsione perpetua? Esiste una polizia urbana? I parcheggi sotterranei vietati nelle zone migliori della città. Perché non si riformano i piani paesistici del diniego a oltranza; perché ne è affidata l'interpretazione oltraggiosa a parkinsoniani della Soprintendenza o alle larve degli uffici comunali? Chi esercita la vigilanza? Sempre i fantasmi dell'esercito in rotta? Che si vuole sperare da chi propone il recupero di 500.000 multe non riscosse? Si tenta di riscattare il passato di corruzione e di inerzia, la débâcle di Caporetto, affidandosi al generale Cadorna? Si dimentica che la riscossione fu appaltata al celebre Romeo con gara illegale debitamente annullata. Ci riproviamo? Il disordine urbanistico. Si ripesca, anche qui a copertura di incuria e mazzette, un condono gabellato per pochi (10.000 o più?) e senza vantaggi per i furbi. È per noi la patente del Cottolengo. E poi: regole uniformi, si proclama, per questo condono. Ma hanno letto un libro di urbanistica o architettura delle città? L'abusivismo si può recuperare col riadattamento elastico dell'intero quartiere nel tessuto generale. Per costoro Le Corbusier ha parlato invano; essi non hanno visto i risanamenti di Renzo Piano; non sono mai stati a Berlino coacervo dell'arte ricostruttiva mondiale. Così prevarranno sempre i palazzinari. Non si hanno notizie esaltanti sulla riforma della macchina burocratica. Quanto alle aziende partecipate, invece, si può segnalare il caso esemplare della Società di Trasformazione Urbana di Bagnoli. Dopo venti anni di inerzia, di sparizione dei fondi, di bancarotta, non si è andati alla logica fucilazione nella schiena, ma al contrario si è proposto di adoperare il rottame come strumento nell'intero territorio cittadino. I rifiuti stanno là. Si incendiano le ecoballe, ma il bruciatore o il termovalorizzatore restano una bestemmia. Forse pensano che Bagnoli, sostanzialmente sgombra, possa servire da deposito. Utilizzarla come grande risorsa produttiva la più favorita "marina" del Mediterraneo è il tabù vergognoso che merita l'Oscar tra le tante "bronzate" degli ultimi vent'anni. Ma i lampi innovativi e fertili di chi ci comanda non hanno fondo. L'ultimo è di replicare qui il (presunto) accorpamento della prostituzione che avrebbero attuato città nordiche come Amsterdam (Achterburgwal), L'Aia (Geleenstraat) o Amburgo (St. Pauli, Reeperbahn). Una nuova Ztl a quanto pare, intesa come Zona Limitata alla Lussuria. L'idea suscita interrogativi ovvi. Anzitutto, simili interventi destano comunque sospetti di motivazioni latamente confessionali o razziali o classiste o di ridicoli pudori come i mussoliniani divieti dei panni stesi. E poi: si vuol fare una Corte dei Miracoli alla Dickens o alla Victor Hugo, oppure un'accolita di escort d'alto bordo, come nei Casinò di Las Vegas. E poi perché appuntare le civiche cure solo sulla prostituzione? Vi sono vizi quali la corruzione, le ruberie, il clientelismo sistematico, l'analfabetismo politico, la simonia, la baratteria, il disservizio totale, i rifiuti, la camorra e altro ancora, per additare soltanto i quali in una logica manichea e rinunciataria non basterebbero tutte le lanterne rosse di Pechino per circoscrivere un gigantesco lazzaretto. Ma probabilmente l'idea rivela solo l'encomiabile fede di ascendere così al rango di borgomastro di una delle più potenti città d'Europa, trascurando signorilmente i prosaici fondamenti economici di quel potere, nonché l'etica protestante, una tradizione civica risalente al XIV secolo; e l'efficiente servizio pubblico di assistenza alle donne bisognose fornito dalla città anseatica e da quelle dei Paesi Bassi. Per una "strada rossa" là ti fanno al massimo economo alle marchette. E inoltre assieme alle prostitute noi dovremmo mandare almeno gli esattori delle imposte, visto che il Vangelo colloca appunto i pubblicani accanto alle meretrici. La città non cambierà mai se non muta anzitutto il costume: e non c'è bisogno di citare Tocqueville. Svegliamo le coscienze, tutti, ma ciascuno in sé, senza attese messianiche: in interiorehomine abitat veritas, come insegna Agostino, Padre della Chiesa. Tentiamo di resistere all'iniquità, di distinguere tra merito e cialtroni. Cominciamo col mandare alla gogna le figure peggiori. La nostra Olimpiade sia coronata con targhe e medaglie con le effigie degli impuniti. Sulle cantonate, a ludibrio dei più sfacciati; o nelle mani dei cittadini, che possano lanciarle contro i caudatari. Per conforto mio e di chi legge, ricordo i versi che Franco Fortini dedicò all'intero Paese in un momento cruciale: "Ora m'accorgo d'amarti Italia, di salutartiNecessaria prigione".
NAPOLI - l'olimpiade delle facce di bronzo
Il testo descrive la situazione della città di Napoli, descritta come un luogo di disordine e corruzione. La città è caratterizzata da un "volgo disperso" di cafoni e da un disordine urbanistico. I trasporti sono inadeguati e la città non ha una politica di trasformazione urbana efficace. Il testo critica la corruzione e il clientelismo, che sono considerati i principali problemi della città. La proposta di una "strada rossa" per la prostituzione è vista come un tentativo di coprire i problemi reali della città e di trasferire la responsabilità dei problemi economici e sociali alle donne. Il testo conclude con un appello alla coscienza e alla resistenza contro l'iniquità e la corruzione.
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