Il direttore regionale dei Beni culturali Martines: i soldi ci sono, il prossimo anno torneranno i fiori. Sì alla Fondazione, ma non va letta come commissariamento «I finanziamenti ci sono, quello che è accaduto è stato un incidente, il prossimo anno a Miramare torneranno i fiori». Rompe il silenzio il direttore regionale dei Beni culturali Giangiacomo Martines sulla drammatica situazione di degrado in cui si ritrova il parco di Miramare, e la giustifica con i lunghi tempi necessari a preparare capitolati, gare e appalti, e col fatto che il soprintendente ai Beni storici e artistici «è stato nominato "a interim" dirigente di due Soprintendenze nel Veneto, così - scrive in una lunga nota - per tutto il primo semestre 2012 è stato come se avessimo avuto 13 di soprintendente, e solo all'inizio di luglio egli è definitivamente atterrato nel Friuli Venezia Giulia lasciando il Veneto». Le muffe che hanno aggredito il "parterre", il gelo dell'inverno, la siccità dell'estate, la morte dei pesci: Martines elenca tutte le calamità che hanno ridotto il "simbolo" di Trieste da 1 milione di visitatori all'anno in un luogo che ha l'aria del semi-abbandonato. E ricorda che il ministero ha destinato 1,2 milioni di euro «per il restauro e la valorizzazione del parco, il consolidamento dei muraglioni, la prevenzione di dissesti idrogeologici». Cui si sono aggiunti i 600 mila euro della Regione che, come si sa, in prima battuta sono stati chiesti però per una nuova sede da destinare ai colibrì sotto sequestro, che devono lasciar libere le serre storiche. Dove, ricorda il direttore regionale, il progetto prevede un restauro che vi inserisca, invece, i fiori che esistevano ai tempi di Massimiliano e Carlotta. Ma, soprattutto, Martines sposa in pieno la proposta del sindaco Cosolini. Sì, dice, a una Fondazione per Miramare, come è stato fatto per Aquileia, sulla base di quanto previsto dal Codice dei Beni culturali varato nel 2004 dall'allora ministro Urbani. «La parola "fondazione" - specifica però Martines - posta vicino al Museo di Miramare non deve suonare come "commissariamento" del Museo. Il personale che vi opera da 30 anni e la direttrice hanno condotto un'opera esemplare, e lo dico da testimone - dice il direttore - essendone stato il soprintendente, incrementando la sicurezza, la fruizione dei beni, le iniziative per bambini e diversamente abili: questi colleghi hanno contribuito a lanciare l'immagine di Miramare nel mondo, tra i primi 10 musei italiani». Quel che Martines sottolinea poi, rammentando i recenti nuovi crolli di Pompei e quello clamoroso del muro al Pincio di Roma, è che la carenza di personale è oggettiva, «ma l'incidente di quest'anno - aggiunge - va visto nel contesto più ampio dei beni culturali in Italia: resta un finanziamento già ottenuto che non hanno né Roma né Pompei». I cittadini protestano? «È un incitamento - scrive Martines - come in una Olimpiade dei Beni culturali». E «saranno graditi anche consigli tecnici per adeguare il progetto alle attese». Quanto ai colibrì, «l'ultimo contingente è stato venduto a fine agosto con destinazione della somma al ministero, in ragione delle somme dovute in precedenza dal Centro. Margherita Hack - assicura Martines - ha espresso le credenziali per la sostenibilità economica del nuovo Centro a Miramare, come richiesto dall'accordo Stato-Regione. Il ministero esprimerà ora le cautele reciproche per la concessione attraverso l'Ufficio legislativo e il Segretariato generale».