La Porta nel museo. Acidini: costretti dai tempi. Verdon: scelta necessaria Un lungo e sincero applauso ha accolto l'abbassamento del telo che la copriva. Ieri la città ha riabbracciato uno dei suoi massimi capolavori, la Porta del Paradiso Michelangelo dixit di Lorenzo Ghiberti. Prima la cerimonia con il cardinale Betori ed il sindaco Renzi, poi la lunga fila degli inviati al museo, quindi il concerto di Andrea Bocelli per un evento davvero storico. Dopo 27 anni di restauri la Porta ritorna visibile, sia pure a pagamento e non in piazza San Giovanni, dove resta (come accade dal 1990) la sua copia. E proprio l'unicità dell'intervento e la «dolorosa necessità» di conservarla al chiuso, protetta anche da una teca che mantiene l'aria a umidità costante tiene fuori la polvere, sono stati al centro degli interventi. Assieme alla richiesta al governo, rappresentato dal sottosegretario ai Beni culturali Roberto Cecchi, di investire in cultura e sostenere il presente e il futuro dell'Opificio delle Pietre Dure. «Trent'anni fa il soprintendente Umberto Baldini lamentava carenza di spazi per l'Opificio e il mancato ricambio del personale che andava in pensione, esattamente come oggi ha sintetizzato lo stesso Cecchi In qualsiasi altro Paese nel mondo, in questi anni si sarebbero create le condizioni per superare queste difficoltà, che anzi si sono aggravate. Lo sviluppo si fa con le eccellenze e l'Opificio, il settore del restauro, è una di queste. La crescita del settore dei beni culturali non è un problema né politico, né tecnico, è un problema di sapere e voler fare; e deve essere un punto di riferimento per questo e per i prossimi governi». Sostegno all'Opificio, che ha realizzato il restauro del capolavoro bronzeo, è stato chiesto a Cecchi dal soprintendente dell'Opificio Marco Ciatti «Occorre cercare di dare un futuro all'Opificio. Dovrei avere un istituto con 160 persone, mentre sono solo 99; e nei prossimi 5 anni una quarantina andranno in pensione. Senza ricambio del personale si rischia di bloccare la trasmissione della conoscenza» e il presidente dell'Opera del Duomo, Franco Lucchesi, ha aggiunto nel suo intervento: «Non è vero che la cultura mangia risorse, ha un costo ma è ripagato abbondantemente sia dal punto di vista economico che da quello civile e sociale. E chiedo a Cecchi di farsi portavoce di questo presso il governo. Ventisette anni per un restauro sono lunghi, ma ci dicono anche che è servito un eccezionale insieme di competenze, che sono la nostra ricchezza, per realizzarlo. Anche per questo ha concluso Lucchesi invito il governo a non lesinare le necessarie risorse per la cultura. Salvaguardare i tesori che gli avi ci hanno lasciato riguarda tutti». Proprio per proteggere un tesoro hanno sottolineato i tecnici è stata fatta la scelta di non far tornare all'aperto la Porta del Paradiso, ma di realizzare in futuro le copie di altre due porte da ricoverare poi nel museo dell'Opera, nel grande spazio dell'ex teatro degli Intrepidi. «Sono i nostri tempi che ci costringono alla musealizzazione ha spiegato la soprintendente al Polo museale fiorentino, Cristina Acidini E un piccolo pegno che paghiamo per tramandare ai posteri questi capolavori». «Portarla all'interno, nella teca, è stata una scelta necessaria ha aggiunto Ciatti non quella ideale. Resta il problema della protezione all'aperto delle opere, non siamo d'accordo con quella sorta di romanticismo che ne apprezza il decadimento». Annamaria Giusti, direttrice del restauro, ha ribadito che si stanno studiando altre soluzioni, anche se quella per inibire la corrosione all'aperto per adesso manca, e monsignor Timothy Verdon, direttore del museo, ha parlato di decisione dolorosa e necessaria «E un peccato toglierla dalla piazza» ma ha sottolineato che nel 2015, col nuovo allestimento del museo «sarà possibile evocare la piazza come era ai tempi del Ghibertti, cosa che non è più da molto tempo». Il sindaco Matteo Renzi ha ringraziato tutti gli autori e gli attori del restauro «Dobbiamo essere loro grati» ed ha spiegato: «Oggi è un giorno importante e questa inaugurazione ci fa riflettere sul rapporto tra tempo e città: per un amministratore la vera sfida è quella di immaginare la Firenze dei prossimi ventisette anni. Piazza del Duomo pedonalizzata e con il nuovo museo dell'Opera del Duomo sarà il centro di un percorso di bellezza che va dagli Uffizi a San Firenze, passando per Palazzo Vecchio, la Badia Fiorentina dove resteranno i monaci e le Oblate. La bellezza della Porta del Paradiso è una provocazione per tutti, laici e credenti. E ci dice anche che è assolutamente necessaria una svolta nella politica culturale».