«È naturale che si ricorra al privati. Ma chi finanzia un bene artistico nei Paesi civili ha una deduzione fiscale». Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, parla della Grande Brera. «È necessario uno statuto molto preciso». Quindi, con regole chiare, lei approva la nascita di una fondazione per la Grande Brera? «Il ministro Ornaghi propone un ente di controllo pubblico-privato. D'accordo: ma lo statuto è fondamentale. Ed è altrettanto importante che la concessione sia ferrea e accompagnata da un preventivo di spesa: quanti soldi servono per realizzare la Grande Brera?» Secondo le stime più prudenti, almeno 130 milioni di curo. «Si possono trovare. Ma la concessione deve comprendere l'intero stabile storico della Pinacoteca e dell'Accademia, più Palazzo Citterio, che è ancora abbandonato. C'è una grande confusione a Brera. L'Orto botanico gestito dall'università Statale, l'Accademia che dipende da Roma...». Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fondo per l'ambiente italiano, è una milanese «innamorata di Brera» per molte ragioni e una in più che raccoglie le altre: «Perché Brera è Brera». Come giudica l'ingresso del privato sociale nella governance? «Tanto per cominciare ricordiamoci che i nostri monumenti sono in braghe di tela. Metà sono malmessi, pericolanti. La Domus Aurea non è visitabile; Pompei è in un uno stato miserando. Il nostro patrimonio artistico è il più straordinario al mondo, eppure è minacciato, in pericolo. E i fondi sono minimi». Mancano anche per la rinascita di Brera. Ma gli investimenti dei privati sono un'occasione o una minaccia? «Io non vedo il pericolo di una "privatizzazione" del museo, a patto che la riforma sia chiara. La proprietà deve restare allo Stato, i beni immobili e le strutture architettoniche è ovvio che appartengano allo Stato. Ai privati vanno delegate gestione e raccolta fondi. Ma il nocciolo della questione è la struttura di controllo delle Soprintendenze». Che ruolo possono svolgere? «Il problema è come sono ridotte. Le Soprintendenze sono state volutamente distrutte dal precedente governo. Oggi sono carenti di mezzi e risorse, sono state svuotate; i professionisti migliori sono stati demotivati, gli uffici sono stati infiltrati da personaggi pessimi. Ribadisco: è stato attuato un piano premeditato di demolizione». Torniamo a Brera: arriveranno i soldi necessari? «È naturale che si debba ricorrere all'aiuto dei privati. Succede in Inghilterra e negli Stati Uniti. Ma all'estero la legislazione è più illuminata: chi finanzia un bene artistico, nei Paesi civili, ha una deduzione fiscale. Un sistema di sgravi e agevolazioni spingerebbe moltissima gente a sostenere i progetti». Anche in questo momento di crisi nera? «Non so quanta forza e disponibilità economica abbiamo le forze produttive di Milano, ma al Fai gli aiuti arrivano anche in questo periodaccio. Con la detassazione il presidente Monti incasserebbe meno, ma il patrimonio pubblico verrebbe rinsaldato, valorizzato; attirerebbe un turismo consapevole, di qualità; e darebbe posti di lavoro». La Grande Brera è un progetto mancato da oltre trent'anni. E' arrivato il momento buono? «Torno al ragionamento iniziale. L'importante è evitare una Fondazione-pateracchio in cui il Comune dice la sua, la Regione dice la sua... Così non funzionerebbe mai». Meglio un organismo snello? «Intanto, bisogna fare attenzione alle nomine: la fondazione Scala ha dato un pessimo esempio con l'uscita di Francesco Micheli dal cda. Il consiglio non può avere troppi "proprietari". Il ministero deve conservare un suo rappresentante che sia libero, autonomo e si muova all'interno di uno statuto ferreo e secondo un piano finanziario preciso». Ultima curiosità: chi nominerebbe a capo della Fondazione? «Il presidente degli Amici di Brera, Aldo Bassetti, uomo capace che lavora da anni per il bene della Pinacoteca» (alla fine dell'intervista, Giulia Maria Crespi sfoglia soddisfatta un libro pubblicato qualche anno fa, «Capitalismo 3.0. Il pianeta patrimonio di tutti». L'autore, Peter Barnes, affida proprio ai trust una missione chiave nel recupero delle risorse: «C'è bisogno che questa funzione operi bene si legge perché in caso contrario i nostri discendenti saranno condannati». Il testo è introdotto da uno scritto di Giulia Maria Crespi. Prefazione di Mario Monti).
Giulia Maria Crespi: Abbassare le tasse dei mecenati
Giulia Maria Crespi, presidente del Fondo per l'ambiente italiano, parla della Grande Brera, un progetto per la ristrutturazione e valorizzazione del quartiere storico di Brera a Milano. Crespi sostiene che è necessario uno statuto preciso e una gestione chiara per garantire la sicurezza e la valorizzazione del patrimonio artistico e storico. Il progetto richiede finanziamenti significativi, almeno 130 milioni di euro, e Crespi sostiene che la concessione deve essere ferrea e accompagnata da un preventivo di spesa. Crespi critica la gestione attuale delle Soprintendenze e sostiene che è necessario un organismo snello e autonomo per gestire il progetto.
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