Brutte notizie dal Collegio Romano: i comitati tecnico-scientifici del Ministero dei Beni Culturali vengono aboliti in nome della spending review. Otto comitati, ciascuno di quattro membri (alcuni eletti, altri nominati dal ministro), senza alcuna indennità, se non i biglietti del treno. Vantaggi: un risparmio annuo di circa 10.000 euro. Svantaggi: i comitati devono emettere per legge parere su questioni delicate (acquisti, mostre, etc.), e la loro assenza inficia la validità delle procedure, come ha rilevato Italia Nostra con un telegramma alla Corte dei Conti. Inoltre, i presidenti dei comitati sono membri del Consiglio Superiore, che senza di loro sarà ridotto a otto membri, tutti di nomina politica. Insomma: il governo tecnico sfratta i tecnici dal Ministero. Un'altra tappa nel suo finale smantellamento? Il centenario della creazione del Consiglio Superiore fu celebrato nel 2007 al Quirinale. Vi proponiamo un estratto del discorso fatto dall'allora presidente, Salvatore Settis, in presenza del Presidente Giorgio Napolitano. Il Consiglio Superiore delle Antichità e Belle arti (questo il suo nome originario) fu costituito con R.D. nr. 386 del 27 giugno 1907. Il Consiglio Superiore era l'erede di altri organi consultivi del ministero della Pubblica istruzione, quali la Giunta di Belle arti (1867), la Giunta consultiva di Storia, Archeologia e Paleografia (1872), il Consiglio centrale di Archeologia e Belle arti (1874), ma anche delle Commissioni conservatrici dei monumenti e delle opere d'arte, create a partire dagli anni Settanta dell'Ottocento. In questa sua nuova costituzione nel 1907, il Consiglio Superiore si legava strettamente all'istituzione, allora recente, del sistema delle Soprintendenze territoriali, gloriosa peculiarità del sistema italiano della tutela. Il Consiglio annoverò fra i suoi primi membri Giacomo Boni, Domenico Comparetti, Camillo Boito, Adolfo Venturi. Si affermava in tal modo il modello di una tutela del patrimonio culturale assegnata sì al Ministero e alle sue strutture periferiche, ma con la vigile collaborazione di competenze ed esperienze della società civile, dell'università e della ricerca: e fu non a caso in quegli anni che, ministro Luigi Rava e direttore generale Corrado Ricci, si giunse alla legge di tutela del 1909. Da allora a oggi, molti sono stati i mutamenti di nome e di funzioni, non solo del Consiglio Superiore ma anche del Ministero (del 1975 è il distacco dei Beni culturali dalla Pubblica istruzione). Importa notare il ruolo di organi come il nostro (ma anche il Consiglio Superiore del Lavoro, il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici , il Consiglio Superiore della Pubblica istruzione, e così via), nella strategia di costruzione dello Stato unitario dopo il 1870: essi furono intesi come mediatori fra lo Stato, il Parlamento e la società civile, e perciò fin dal principio molte energie si spesero sia nel definirne le funzioni che nella scelta dei membri, legata alla loro alta rappresentatività di istanze, competenze ed esperienze che potessero arricchire quelle di cui già le varie Amministrazioni sono dotate. A causa di vicende istituzionali, politiche e legislative che non è qui il caso di ripercorrere, il Consiglio Superiore dei Beni culturali ha attraversato in anni recenti una lunga crisi, in cui si sono progressivamente ridotte le sue funzioni, spesso limitate al parere sulla programmazione ordinaria e straordinaria del Ministero, ed esercitate in pochissime riunioni (non più di tre ogni anno, talvolta anche assai meno). È al ministro Francesco Rutelli che dobbiamo non solo la vera e propria "rinascita" del Consiglio Superiore (con Dpr 2 del 12 gennaio 2007), ma anche il significativo ampliamento delle sue competenze e funzioni: «Il Consiglio Superiore può inoltre avanzare proposte al Ministro su ogni altra questione di carattere generale o di particolare rilievo afferente la materia dei beni culturali e paesaggistici, anche per quel che concerne l'attività di indirizzo» (articolo 17). Tale attribuzione, così come riferito nella relazione illustrativa del Regolamento alla Camera, recupera il «ruolo tradizionale del Consiglio Superiore e dei Comitati tecnico-scientifici quale insostituibile momento di confronto e di riflessione sul merito tecnico delle scelte non solo di tutela, ma anche di valorizzazione del patrimonio culturale». Dare slancio a un organo come questo nella situazione presente del patrimonio culturale e del paesaggio in Italia è stato importante. Il patrimonio immobiliare pubblico di interesse culturale ha rischiato in anni recenti dismissioni affrettate e incontrollate. La tutela del patrimonio conservato in musei e monumenti è a rischio a causa sia del diminuito investimento di risorse pubbliche, che ci pone in posizione non favorevole rispetto ai nostri partners europei, sia del troppo lungo blocco delle assunzioni, che ha alzato l'età media del personale tecnico-scientifico fino alla soglia dei 55 anni. Nuove forme e modalità di gestione, con responsabilità condivise fra lo Stato, le Regioni e gli altri Enti pubblici territoriali, nonché la partecipazione di capitali privati, stentano a decollare, anche a causa dell'impossibile rincorsa verso una redditività immediata, "aziendalistica", del patrimonio culturale (che proprio il parallelo con gli Stati Uniti, tante volte invocato, di fatto smentisce). Cresce intanto in modo assai preoccupante il consumo del territorio, che le indebolite normative di tutela del paesaggio non riescono a contenere. Rischia di spezzarsi il circolo virtuoso fra organismi della tutela, coscienza civica, cultura giuridica e fruizione da parte dei cittadini. La funzione del Consiglio Superiore deve continuare a essere quella di un vivace luogo di studio e di discussione, di un raccordo fra le strutture di tutela del Ministero e il più vasto dibattito che si svolge nel Paese, dalle Regioni ai Comuni, dalle università ai centri di ricerca, dalle Associazioni pro-tutela ai gruppi di volontariato, dalla scuola alla stampa. Nella nostra Costituzione sviluppo, ricerca, cultura, paesaggio e patrimonio culturale formano un tutto inscindibile. Anche la tutela deve essere concepita non in senso di passiva protezione, ma in senso attivo, cioè in funzione della cultura dei cittadini, deve rendere questo patrimonio fruibile a tutti. La tutela del paesaggio e del patrimonio culturale ha senso e deve farsi in quanto promuove la ricerca e lo sviluppo della cultura dei cittadini. Questa sapiente architettura della nostra Costituzione fonda una strategia delle istituzioni nella quale anche il Consiglio Superiore deve avere un proprio ruolo, costruendolo, in sintonia col Ministro e col Ministero, col lavoro silenzioso e assiduo di chi ha a cuore esclusivamente il pubblico interesse e il funzionamento delle istituzioni.