Soprintendente Angelo Bottini, lei ha appena partecipato a un convegno in cui non solo i suoi archeologi ma anche eminenti studiosi come Fausto Zevi hanno lanciato un disperato appello alle esigenze di tutela per ciò che rimane del territorio. «Sono d'accordo. Il paesaggio ha un portato, una valenza storica. Va valorizzato giuridicamente. E questo comporta problemi e scelte, non sempre facili da adottare, però per quanto mi riguarda irrinunciabili e decisive. Sono ovviamente favorevole a ga-rantire la miglior cornice all'intervento di tutela. Daremo battaglia...» È anche un problema di piano regolatore. Il suo predecessore Adriano La Regina ha presentato a suo tempo una cinquantina di pagine di osservazioni. Raccoglievano il punto di vista sul campo di tutto lo staff di valenti archeologi che lei ha ereditato. «Sono arrivato da poco. Ma conosco quelle osservazioni. E non mancherò di tenerle presenti. Ma il problema del suburbio è un problema di identità nazionale. Lì c'è un pezzo unico di storia che non ci possiamo giocare in base alle necessità delle infrastrutture che per quanto necessarie non possono prevalere come se la città fosse senza passato». Italia Nostra punta il dito contro la legge che la Regione Lazio ha adottato nello scorso dicembre. «Sì ho sentito il rappresentante dell'associazione che accusava in particolare queste nuove disposizioni che, secondo quanto diceva, consentirebbero in caso di edilizia residenziale di derogare dagli strumenti di tutela. Non conosco questa legge. Mi documenterò al più presto. Penso, in ogni caso, che il problema riguardi l'amministrazione centrale, il ministero...». Valorizzare il paesaggio. Ma come pensate di farlo? «Abbiamo l'obbligo di far diventare questo interesse un interesse generale. La tutela dei beni archeologici non può essere l'interesse di un gruppo di studiosi. Il suburbio è un territorio che fa parte della storia, è un territorio tutto così. Ci sono tracce ovunque. Perciò lo considero un problema di identità nazionale. Per il paese si tratta di fare delle scelte col consenso sociale. E anche per noi. Altrimenti siamo perdenti». Soprintendente, lei è arrivato da poco più di un mese. Tutelare l'archeologia è il suo primo problema. Ma anche valorizzarla. Cosa pensa di promuovere su questo fronte? «Ho intenzione di eliminare gli uffici della Soprintendenza al Palatino. E di trasferire tutto a Palazzo Massimo. A Santa Maria Nova, in quella sede bellissima, aprirò l'Antiquarium. È un'idea che mi è venuta fin dai primi giorni in cui mi sono insediato nella soprintendenza. Quello è il posto giusto, non solo per noi, ma anche e soprattutto per chi viene a Roma ad ammirare la sua storia e le sue vestigia».
(Roma) Il Soprintendente: Daremo battaglia per salvare il passato
Il Soprintendente Angelo Bottini ha partecipato a un convegno in cui i suoi archeologi e studiosi eminenti hanno lanciato un appello per la tutela del territorio. Bottini è d'accordo e sostiene che il paesaggio ha un valore storico e deve essere valorizzato giuridicamente. Ha anche espresso la sua intenzione di eliminare gli uffici della Soprintendenza al Palatino e di trasferire tutto a Palazzo Massimo, per creare un Antiquarium a Santa Maria Nova. Questa scelta è stata motivata dalla necessità di promuovere la valorizzazione dell'archeologia e di fare delle scelte col consenso sociale.
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